Siria. Assad vince la battaglia di Damasco. Partito il countdown per l'intervento Usa? | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Siria. Assad vince la battaglia di Damasco. Partito il countdown per l’intervento Usa?

In Siria ci sarebbero stati centinaia di morti in due giorni, e le persone che starebbero cercando di lasciare il Paese sarebbero trentamila. Intanto l’esercito di Assad ha ripulito Damasco dai ribelli e starebbe lanciando una pesante controffensiva. Si combatte anche ad Aleppo e nel resto della Siria, ma la sensazione è che i ribelli da soli non siano in grado di resistere all’esercito siriano; di conseguenza l’intervento militare americano si fa sempre più vicino.

Alla fine è arrivata anche l’ufficialità, (noi lo avevamo annunciato ieri ), della liberazione avvenuta di Damasco da parte dell’esercito regolare siriano dalle bande di ribelli che giorni fa avevano preso d’assalto il centro cittadino occupando alcuni quartieri residenziali e quello centralissimo di Al-Midan. Ieri le truppe di Assad hanno combattuto aspramente casa per casa tra le bancarelle di pistacchi dell’antico quartiere sunnita e hanno inflitto durissime perdite ai ribelli costringendoli a fuggire verso i quartieri periferici della capitale. Un duro colpo quello inferto dall’esercito ai ribelli, soprattutto perchè all’opinione pubblica mondiale era stata data in pasto la versione della “battaglia finale per Damasco”.

UNA PROVA?- Alla fine quella dei ribelli potrebbe essere considerata una prova. Mi spiego meglio, dopo il riuscito attentato ai vertici dell’apparato militare di Assad gruppi di ribelli infiltratesi nella notte a Damasco hanno attaccato i centri del potere. Se Assad non avesse un largo seguito nella popolazione e la fedeltà assoluta dell’esercito, quasi certamente il governo sarebbe caduto, e invece l’esercito dopo poche ore ha ripreso il totale controllo della città al punto che già ieri l’Ansa aveva parlato di una situazione tutto sommato tranquilla per le strade di Damasco. I ribelli, e quindi gli Stati Uniti, Israele e le potenze che finanziano e supportano i ribelli hanno quindi capito che evidentemente non è possibile vincere la guerra contro Damasco sfidando l’esercito sul suo terreno e portando avanti una campagna di attentati e sabotaggi. Da qui ecco farsi sempre più concreta l’ipotesi di un intervento militare in piena regola degli Stati Uniti, anche senza il placet delle Nazioni Unite, impossibile da ottenere per il veto fin qui opposto da Mosca e Pechino. Come potrebbero reagire Teheran, Mosca e Pechino a un’invasione della Siria apre preoccupanti scenari. Intanto da questa mattina però i combattimenti si sono spostati lontano da Damasco, a Idlib e soprattutto ad Aleppo, la seconda città della Siria, dove sarebbero in atto scontri a fuoco tra esercito e bande di ribelli anche dentro la città. Nelle ultime 48 ore sarebbero già 28.000 i siriani che cercherebbero di fuggire in Libano per mettersi al riparo dalle violenze.

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