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sabato , 22 luglio 2017
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Siria. Attacco allo Stato, ormai è stato di guerra

Alle 4,30 ora locale un commando di ribelli armati ha fatto irruzione nella sede della tv di regime al-Ekhbariya e ha ucciso tre giornalisti. Il commando ha rapito diverse persone e ha devastato l’edificio prima di dileguarsi. Si combatte ormai in tutto il Paese ma il ministro dell’Informazione di Damasco, Omran al Zubi, ha accusato direttamente l’Unione Europea e le organizzazioni arabe e internazionali del massacro.

Ogni giorno la situazione siriana diventa sempre più drammatica. Non bastava l’abbattimento del jet turco nei giorni scorsi e la crisi diplomatica tra Ankara e Damasco che ne è conseguita, nelle scorse ore c’è stato anche un intensificazione sul campo degli scontri tra soldati di Assad e ribelli. La Commissione voluta dall’Onu per indagare sulle violazioni dei diritti umani in Siria, 17 mesi dopo l’inizio della rivolta, ha emesso proprio oggi l’amara sentenza: quello siriano è ormai un conflitto armato a tutti gli effetti. Niente più frottole quindi sul governo di Damasco che reprime folle inermi, bensì due eserciti in armi che si fronteggiano senza quartiere casa per casa, paese per paese. Il rapporto presentato a Ginevra è arrivato subito dopo l’affermazione del presidente siriano Bashar al-Assad che il Paese si troverebbe  ”in un vero stato di guerra”. Oggi intanto,  a Khan al Shih, circa 35 chilometri a sud-ovest di Damasco, un commando di ribelli armato ha attaccato la sede della tv siriana al-Ekhbariya, legata al regime di Bashar al-Assad: 7 persone sono state uccise, tre giornalisti e quattro guardie. Nell’assalto, avvenuto alle 4,30 ora locale (le 2,30 ora italiana) sono state anche ferite 9 persone. Altre sette sono state rapite. A dare notizia di quello che definito un “atto terroristico” è stata l’agenzia di Stato, Sana. Pesante la reazione del ministro dell’Informazione siriano, Omran al Zubi,  che ha subito parlato di un “”brutale massacro contro i media e la libertà di espressione in cui giornalisti sono stati giustiziati a sangue freddo e interi uffici sono stati distrutti”. Zubi ha anche  accusato apertamente l’Occidente e i Paesi arabi di aver organizzato e commissionato l’attacco: “Riteniamo l’Unione Europea e le organizzazioni arabe e internazionali responsabili per questo massacro” Damasco continua quindi ad accusare Qatar, Arabia Saudita, e i media occidentali, di diffondere dati falsi e tendenziosi per destabilizzare il governo di Assad.  Si è combattuto comunque anche in altre zone del Paese, in primis nella periferia e nell’hinterland di Damasco, dove le guardie repubblicane fedeli ad Assad hanno respinto diversi assalti di “terroristi” uccidendo decine di ribelli. Si combatte anche a Idlib, al confine con la Turchia, dove da qualche ora le truppe di frontiera turche hanno avuto l’ordine di ingaggiare conflitti a fuoco con quelle siriane che si dovessero avvicinare troppo al confine.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=44Lj8rZ26t4]

(video sull’emittente tv siriana attaccata)

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