Siria. Attentato kamikaze contro alti gerarchi di Damasco, ucciso il ministro della Difesa | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
giovedì , 30 marzo 2017
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Siria. Attentato kamikaze contro alti gerarchi di Damasco, ucciso il ministro della Difesa

Oggi un attentato kamikaze ha colpito al cuore il governo di Damasco. Nell’attentato sono rimasti uccisi il ministro della Difesa Dawood Rajha e il cognato di Assad, vice capo di Stato Maggiore dell?Esercito, Asif Shawkat. A farsi saltare sarebbe stato uno delle guardie del corpo  dell’entourage di Assad.

Un attentato kamikaze in grande stile ha colpito a morte i vertici del governo di Assad uccidendo il cognato del presidente (anche capo di Stato Maggiore dell’esercito), Asif Shawkat, e il ministro della Difesa, il generale Dawood Rajha. I due sono rimasti vittima di un attentato kamikaze realizzato da un insospettabile: un membro delle guardie del corpo presidenziali. L’esplosione è avvenuta nel quartiere di Rawda e a seguito dell’attentato ha trovato la morte anche il generale Hassan Turkmani. Tra i feriti anche il capo dell’intelligence, Hisham Bekhtyar, che è stato sottoposto ad un’operazione chirurgica e dovrebbe essere fuori pericolo. La prima mossa di Assad dopo la notizia della morte del ministro della Difesa è stata quella di sostituirlo con il generale Fahad Jassem al-Freej, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito siriano. Inoltre il governo ha anche annunciato di richiamare domani alle armi i riservisti, e soprattutto di continuare a lottare “in ogni angolo della Siria” contro i terroristi. In un comunicato infatti l’esercito ha dichiarato, per bocca del ministro siriano dell’Informazione Omran al-Zaabi: “Taglieremo le mani di chi attenta alla sicurezza nazionale”. All’agenzia turca Anadolu, il gruppo di ribelli  dell’Esercito Siriano Libero ha sostenuto di essere riuscito a piazzare cariche esplosive all’interno dell’edificio, ma secondo le prime ricostruzioni si sarebbe trattato proprio di un attentato kamikaze. Intanto a Damasco continua senza sosta la battaglia tra soldati e ribelli. Secondo alcune fonti le truppe della Guardia Repubblicana fedeli ad Assad si sarebbero schierate a presidio di alcuni punti nevralgici della capitale, ma per il momento non avrebbero ancora ingaggiato combattimenti. Duri scontri invece si sono registrati a  Tadamun, Asali, Qadam e Hajar al-Aswad, mentre secondo Al Arabiya ci sono stati scambi di colpi di arma da fuoco anche nei pressi della caserma del quartiere di Dummar, dove sorge anche il palazzo presidenziale. La vera battaglia comunque continua a combattersi a livello diplomatico dal momento che il segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, attualmente si trova a Pechino per convincere il governo cinese a modificare la sua posizione e accettare la risoluzione dell’Occidente.  Resta da convincere anche Mosca, che fino ad ora ha  appoggiato il piano Annan e ha ripetuto più volte che la pressione internazionale deve essere rivolta anche sui ribelli armati e sui paesi che li stanno finanziando, Qatar e Arabia Saudita innanzi tutto. Da parte sua comunque Damasco ha accusato ancora una volta “mani straniere” anche dell’attentato di questa mattina, e visto e considerato che la Siria dispone di un esercito moderno e di primordine e che prima dei giorni scorsi i ribelli nella capitale non si erano visti, credergli non è così difficile. Nei prossimi giorni comunque, con la mobilitazione dei riservisti, il governo di Assad con ogni probabilità lancerà una vera e propria offensiva su larga scala contro i ribelli, per questo proprio nelle prossime ore le Nazioni Unite prevedono che si toccherà l”apice della violenza nei combattimenti tra esercito e ribelli siriani.

 

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