Siria. Cia e ribelli: decollano le spedizioni di armi.Tribuno del Popolo
domenica , 20 agosto 2017
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Siria. Cia e ribelli: decollano le spedizioni di armi

Decollano le spedizioni di armamenti da parte della Cia ai ribelli siriani. A riferirlo il Washington Post, che ha precisato che le spedizioni sarebbero cominciate nelle ultime due settimane. 

Si muove su due piani, e da tempo, l’amministrazione Usa in merito alla Siria. Se da un lato Obama e Kerry cercano di mettere alle strette Damasco per la questione delle armi chimiche per poter così autorizzare un intervento militare, dall’altro la Cia continua a foraggiare le milizie ribelli con armamenti. Non hanno tutti i torti quindi gli americani che sono scesi in piazza contro la guerra accusando la Casa Bianca di voler scendere in guerra dalla stessa parte di Al Qaeda. Ora lo ha riferito anche il Washington Post che ha spiegato come le spedizioni di armi della Cia ai ribelli siriani siano cominciate nel corso delle ultime due settimane, senza contare quelle del Dipartimento di Stato. Il motivo è che Damasco avrebbe preso in mano l’iniziativa militare e i ribelli sarebbero in netta difficoltà avendo perso l’appoggio di gran parte di coloro che in un primo momento avevano appoggiato la rivolta. Il problema è che i ribelli “laici” sono stati ormai quasi marginalizzati in diverse zone del Paese, ormai in mano a bande jihadiste simili a quelle descritte da Domenico Quirico. Le spedizioni si sarebbero progressivamente intensificate nelle ultime due settimane con consegne di veicoli e altri armamenti (principalmente armi leggere e munizioni), proprio mentre gli Usa erano a un passo dalla guerra con Bashar al-Assad. Gli Stati Uniti vorrebbero in questo modo rafforzare i ribelli per aiutarli a puntellare l’avanzata dell’esercito siriano, ma ormai la situazione sembra essere andata completamente fuori controllo dal momento che le milizie di Al-Nusra stanno commettendo diverse violenze, e sono difficilmente controllabili dall’Esercito Libero Siriano che comunque ha ricevuto e continua a ricevere armi da Arabia Saudita, Qatar e Turchia, anche se non ufficialmente.

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