Siria. Damasco accusa: "5.000 mercenari sono penetrati dalla Turchia" | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
sabato , 21 gennaio 2017
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Siria. Damasco accusa: “5.000 mercenari sono penetrati dalla Turchia”

Il ministro dell’Informazione siriano, Omran al-Zoubi, ha denunciato che nelle ultime settimane oltre 5000 mercenari sarebbero penetrati in Siria transitando dalla Turchia e dagli altri paesi limitrofi. Si tratta di accuse ben precise che proverebbero il coinvolgimento di potenze straniere nel “Syria game”. Dalle Nazioni Unite intanto, ancora silenzio, e riprovazione solo contro l’operato dei lealisti.

Omran al-Zoubi, ministro dell’Informazione di Damasco, ha denunciato che nelle ultime settimane oltre 5.000 mercenari, “ben addestrati ed armati”,  sarebbero penetrati in territorio siriano dalla Turchia e dai paesi vicini. Si tratta di accuse ben circostanziate ancor più che sono mesi che le autorità siriane lamentano la presenza di combattenti stranieri tra le fila dei cosiddetti ribelli. Il ministro però ha anche annunciato che, nonostante gli attacchi esterni, “il governo è forte e le sue istituzioni funzionano”. Damasco del resto negli ultimi giorni ha inferto un colpo durissimo ai ribelli, al punto da dichiarare in modo trionfalistico che ora, per la prima volta, la vittoria sarebbe a portata di mano.  Forse anche per questo negli ultimi giorni le potenze ostili a Damasco hanno deciso di inviare altre migliaia di mercenari, per rinfocolare, ancora una volta, la guerra contro Assad. Secondo il funzionario, “l’attuale opposizione non è reale, è invece orchestrata da gruppi terroristici che cercano di attuare il progetto occidentale e sionista contro la Siria”.Citando fonti utilizzate anche dal “The Guardian”, solo nella città di Aleppo, nel nord-ovest del paese, si sono uniti alla rivolta “veterani jihadisti di Iraq, Yemen e Afghanistan”, entrati in Siria dalla Turchia. ma con loro secondo la testata britannica ci sarebbero anche ceceni, sauditi, tajiki, turchi e pakistani. Al-Zoubi ha poi sottolineato che il “ritardo” delle forze regolari nel porre fine alle azioni “terroristiche” non va visto come una “mancanza di capacità”, bensì come una “scelta” di Damasco, determinata a “non fare vittime tra i civili e a non distruggere le città”. L’esercito, ha detto, affronta bande armate che “occupano case, cacciano i locali, attaccano le istituzioni governative, hanno modo di comunicare (…) ottengono appoggio logistico e militare dall’esterno (…) una serie di fattori che rendono più complessa la loro eliminazione”.l ministro ha infine accusato gli attori occidentali e alcuni dei paesi arabi del fallimento della missione dell’inviato ONU in Siria, Kofi Annan, e ribadito che “se il nuovo inviato Lakhdar Brahimi vuole che la sua missione termini positivamente, deve chiamare le cose con il loro nome”. Effettivamente fino a questo momento le Nazioni Unite hanno esecrato unicamente il comportamento delle truppe di Assad, senza mai affrontare il tema delle atrocità commesse dai ribelli e della penetrazione continua di mercenari da Iraq, Turchia, Libano. Dal conto suo Damasco è convinta di poter dimostrare il coinvolgimento nell’escalation militare dei paesi vicini, di cui al-Zoubi non ha fatto il nome ma che sono sicuramente Arabia Saudita, Israele e, appunto, Turchia.

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