Siria. Damasco non ha ceduto agli assalti terroristiciTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Siria. Damasco non ha ceduto agli assalti terroristici

Dopo oltre due anni di guerra civile Damasco è rimasta ancora saldamente in piedi sotto i colpi del terrorismo, ed è rimasta fedele al governo di Bashar al-Assad, che ora secondo i rapporti della Cia sembra stabile come non mai.

Secondo l’ultimo rapporto della Cia la guerra civile iniziata in Siria a metà del marz0 2011 e che fino a oggi ha già provocato oltre 130.000 morti, potrebbe durare anche altri dieci anni, se non di più. Tradotto questo vuol dire che nonostante due anni di attacchi, miliardi investiti, addestramenti e missioni, il governo di Bashar al-Assad sembra essere ancora ben saldo al potere e capace di resistere a lungo, se non addirittura di vincere la guerra dal momento che parti consistenti della popolazione siriana lo appoggiano in modo incondizionato, mentre sono molti coloro che hanno preso le distanze dalla deriva islamista radicale dell’opposizione armata. Sono quindi passati i tempi in cui Obama ripeteva che i giorni di Assad erano contati, ormai Assad è legittimamente una delle parti in causa con cui trattare per il futuro della Siria. Per la prima volta anche la Cia ammette che Assad sarebbe in grado di sopravvivere a lungo, impedendo ai ribelli di prendere controllo del Paese. Secondo la Cia il rischio è quello di una divisione del Paese in tante enclave controllate dalle diverse milizie, rivali e divise dalla maggiore o minore radicalizzazione. A pubblicare questo rapporto ci ha pensato il Wall Street Journal, che ha spiegato come a cambiare il corso del conflitto siriano abbiano influito gli sciiti, ovvero la richiesta di Assad di aiuto all’Iran e Hezbollah, il cui intervento avrebbe spostato a favore di Damasco il bilancio bellico. Da quando i miliziani di Hezbollah hanno deciso di ingerire negli affari siriani rispondendo all’appello di Assad, i ribelli siriani hanno cominciato a cedere terreno, e ora per la prima volta anche la Cia ipotizza un eventuale fallimento della rivolta anti-Assad, il che tradotto significa che l’esercito siriano ha riconquistato ormai quasi tutti i punti nevralgici del territorio.

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