Siria. Damasco sempre più vicina alla vittoriaTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Siria. Damasco sempre più vicina alla vittoria

Siria. Damasco sempre più vicina alla vittoria

Damasco sta ultimando la riconquista dei sobborghi della città chiave di Qusair, e i ribelli siriani sono ormai in rotta in gran parte del Paese. Al Qaeda intanto esorta tutti i gruppi jihadisti a unirsi per imporre uno Stato islamico in Siria.

Ci siamo, Damasco negli ultimi due anni e mezzo non è mai stata così vicina alla vittoria finale. I ribelli siriani dell’ELS, esercito libero siriano, sono stati duramente sconfitti nelle ultime settimane, e hanno subito la mazzata finale a Qusayr, città di importanza primaria in quanto crocevia dei rifornimenti per i ribelli provenienti da Libano e Turchia. Nelle scorse ore l’esercito siriano ha condotto alcune operazioni militari contro i  villaggi di Dabaa e Buwadah al-Shrqiyah in cui i ribelli in fuga da Qusayr avevano trovato un rifugio. Con l’avanzata dell’esercito i ribelli si sono trovati completamente circondati e hanno cercato una fuga disperata con un convoglio di oltre duecento tra auto, camion e pick-up. Non sono però andati lontano perchè sono caduti in un’imboscata dell’esercito che ne ha eliminati una decina costringendo gli altri a fuggire tramite le fogne e alcuni tunnel scavati in precedenza. Il fronte ribelle appare sempre più debole e diviso al suo interno, al punto che il leader di al Qaeda, Ayman al-Zawahiri,  ha esortato i gruppi jihadisti in Siria a unirsi per combattere contro Damasco per instaurare uno “Stato islamico che opererà per il ristabilimento del califfato“. Nel messaggio, diffuso dai siti islamisti, al-Zawahiri ha avverito anche che “gli Stati Uniti, i loro accoliti e i loro alleati vogliono che voi sacrifichiate il vostro sangue per provocare la caduta del regime criminale alauita (di Assad), per installare poi un governo al loro soldo che difenderà la sicurezza di Israele“. Dopo oltre due anni, e alla vigilia del summit di Ginevra tra Usa e Russia, si può quindi sostenere che il piano dell’Occidente in combutta con i paesi arabi del Golfo, di destabilizzare la Siria dall’interno sia sostanzialmente fallito. Damasco dispone ancora di un esercito forte e organizzato, e con l’invio di diversi armi da Mosca, non ultimi i temibili missili S-300, anche Israele e la stessa Nato non possono pensare di invadere a cuor leggero la Siria senza mettere in conto perdite anche pesanti. Infine, come se non bastasse, i ribelli hanno completamente perso quasi ogni credito nella popolazione siriana essendosi macchiati di crimini inenarrabili e avendo distrutto quasi tutte le infrastrutture del Paese. Secondo i sondaggi più recenti circa il 70% dei siriani sarebbe ormai a favore di Assad, ma nonostante questo le Nazioni Unite continuano a ritenere i ribelli come gli unici referenti in Siria.

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