Siria. Dopo quattro anni di guerra ecco la situazioneTribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Siria. Dopo quattro anni di guerra ecco la situazione

Dal 2011 al 2015 sono passati quattro anni di guerra. Oggi in Siria la guerra non è finita, anzi, il paese sembra essersi diviso in quattro parti: una in mano ad Assad, una ad Al-Nusra e ad altri ribelli, una all’Isis e una in mano ai curdi. Chi si è consolidato in questi quattro anni sembra essere il governo di Damasco, ma anche lo Stato Islamico nelle zona est della Siria è in controllo di vasti territori. 

Un numero imprecisato di morti vicino e superiore a 160.000, un paese in ginocchio a causa della guerra civile e con molte delle sue infrastrutture completamente distrutte. Questa è la situazione in Siria dove gli sfollati sono milioni e dove, soprattutto, continua a esserci una guerra civile che non accenna a placarsi anche a causa degli appoggi esterni che ricevono alcune delle fazioni in lotta. Anzi, nelle ultime settimane i combattimenti sono tornati molto aspri soprattutto a causa della decisione dell’esercito siriano fedele ad Assad di lanciare una offensiva nei dintorni di Damasco, la capitale in mano alle forze governative. Ma si combatte anche altrove, ad esempio ad Aleppo dove non si è mai smesso di sparare negli ultimi anni, oppure in tutta la zona settentrionale dove spinge lo Stato Islamico. In una situazione talmente frammentata è diventato anche difficili fare previsioni di qualsiasi tipo sull’andamento della guerra, ancor più che paesi come la Turchia hanno intensificato il loro coinvolgimento nell’ingerire negli affari interni della Siria. Del resto proprio la Turchia permette da anni ai miliziani jihadisti di fare su e giù al confine e soprattutto di utilizzare il confine turco come canale di rifornimento continuo. Desta inoltre particolare preoccupazione la situazione di Yarmouk, il campo profughi palestinese a sud di Damasco dove sarebbero arrivati i jihadisti dell’Isis aprendo un nuovo fronte interno al campo. La città simbolo della guerra civile però rimane Aleppo. Dopo mesi e mesi di stallo le forze di Assad erano riuscite a liberare un gran numero di quartieri della metropoli ma negli ultimi giorni i ribelli hanno lanciato diversi missili sul quartiere a maggioranza cristiana e armena di Sulaimaniyah uccidendo decine di persone. Ad Aleppo rischia inoltre di aprirsi un nuovo fronte dal momento che il fronte Al-Nusra ha conquistato recentemente la città di Idlib, troppo vicina al confine turco per venire difesa dalle forze armate regolari. A questo proposito il governo di Damasco ha accusato direttamente Ankara, con il governo turco che sarebbe accusato persino di aver offerto copertura telefonica ai guerriglieri che hanno conquistato la città con la rete telefonica Turkcell. Insomma, la sensazione è che senza la diretta ingerenza di paesi come Arabia Saudita, Turchia, Qatar e altri ancora, difficilmente i ribelli avrebbero potuto resistere per oltre quattro anni alle forze governative siriane. Se questo afflusso di appoggi, denaro e guerriglieri non si arresterà, la guerra potrebbe continuare ancora a lungo. In futuro i possibili scenari che potrebbero aprirsi sono quelli di una controffensiva siriana magari coadiuvata da Hezbollah che potrebbe mettere in difficoltà i ribelli jihadisti anche a causa del fatto che i curdi, nel nord della Siria, si stanno rafforzando e stanno guadagnando terreno verso il cuore dei territori controllati dall’Isis, peraltro in difficoltà a est per via della controffensiva dell’esercito iracheno.

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