Siria. E' alta la posta in gioco per la RussiaTribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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Siria. E’ alta la posta in gioco per la Russia

Siria. E’ alta la posta in gioco per la Russia

Si complica ogni giorno di più la “matassa” siriana. Gli Stati Uniti hanno paura che il supporto russo ad Assad possa in qualche modo rappresentare una escalation nel conflitto. Del resto Mosca non ha mai negato di avere rapporti di amicizia di Damasco e l’influenza nel Mediterraneo dell’Est è un obiettivo di vecchia data sia della politica estera sovietica che di quella russa. 

La situazione in Siria è talmente complicata che è difficile riuscire a districarsi in un contesto di guerra totale e di ingerenze straniere che si incrociano. Una guerra che dura ormai da quattro anni e che ha già causato decine di migliaia di morti senza che si intraveda una fine. In molti in Occidente sono preoccupati che la Russia stia inviando aiuti in grande stile al governo siriano, allontanando così dal loro punto di vista la fine della guerra. Non è un mistero infatti che Ue e Usa vorrebbero la cacciata di Assad a tutti i costi, e pur di realizzare questo obiettivo hanno tollerato che contro di lui combattessero e si creassero gruppi islamici estremisti radicali. Al momento ben quattro cargo russi Condor e molte navi hanno portato equipaggiamenti militari di vario genere nelle città di Latakia e nella base militare russa di Tartus, nella parte meridionale del Paese. All’interno dei cargo secondo Foreign Policy ci sarebbero state delle torri di controllo portatili per il traffico aereo, equipaggiamenti per aerei di servizio, e anche unità abitative portatili per centinaia di persone.Difficile però dire quali saranno le prossime mosse di Mosca, anche perchè contrariamente a quanto dichiarato da molti giornali nell’equipaggiamento sin qui inviato alla Siria non ci sarebbero droni, bombe o missili.

Chiaramente il coinvolgimento della Russia in Siria rappresenta una sfida e una minaccia per la politica estera europea ed americana. In molti temono che gli aiuti russi possano consentire ad Assad di rompere uno stallo che dura ormai da diverso tempo, ma la sensazione è che Mosca abbia voluto lanciare anche un messaggio ai governi occidentali, invogliandoli così a evitare azioni militari contro Damasco anche in futuro. Guadagnare influenza nel Mediterraneo dell’Est rappresenta infatti un vecchio pallino della politica estera sovietica oggi ereditato anche dalla Russia. Quello che però l’Occidente non vuole capire è che Damasco aveva dei trattati aperti nel settore militare con Mosca di vecchia data e che il Cremlino dal suo punto di vista starebbe solo consegnando forniture alla luce del sole e nel pieno rispetto della legge internazionale. In risposta a questo atteggiamento russo gli Stati Uniti hanno cominciato a operare pressioni su paesi come la Bulgaria per negare il permesso di transito aereo ai cargo russi diretti in Siria. Insomma, il Cremlino aiutando Assad avrebbe la garanzia di vedersi ancora rappresentata in Medio Oriente, ancor più che l’Occidente non è riuscito a prendere alcuna decisione utile al fine di sconfiggere lo Stato islamico. E dopo che i ministri degli Esteri di Austria e Spagna hanno affermato di ritenere utile inserire Assad all’interno delle trattative per il futuro della Siria, ecco che la posizione russa potrebbe rafforzarsi nel corso del tempo divenendo comunque più credibile di quella occidentale che propone le dimissioni di Assad di fronte a una opposizione fagocitata dagli estremisti più radicali.

Dc

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