Siria e Iraq, da "Stati" a terre di conquistaTribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Siria e Iraq, da “Stati” a terre di conquista

Con l’avvento dello Stato Islamico  in Siria e in Iraq sembra quasi che i governi di Damasco e Baghdad, pur esistendo, abbiano perso ogni diritto sui propri territori. La Turchia ha inviato duemila uomini nella regione di Mosul senza nemmeno avvisare il governo iracheno, e dopo che Baghdad si è lamentata ufficialmente la comunità internazionale non ha preso alcuna misura nei confronti di Ankara. 

Esistono paesi che scontano amaramente ogni violazione di territorio altrui, e si potrebbe dire anche giustamente, mentre altri che possono considerarsi al di sopra di queste regole. Non è semplice retorica in quanto esempi di tutto questo si trovano un pò ovunque. Basti pensare a quanto sta succedendo in Medio Oriente dove, in parallelo all’espansione dello Stato Islamico sembra quasi che i governi di Iraq e Siria siano finiti sullo sfondo. In Siria ad esempio, indipendentemente come uno possa pensarla su Assad, il governo di Damasco è ancora lì e non ha perso teoricamente secondo il diritto internazionale il diritto ad amministrare e controllare il proprio spazio aereo e il proprio territorio. Eppure a parte la Russia nessun altro paese ha consultato Damasco per organizzare i raid contro l’Isis o altri ribelli. Francia, Usa, Gran Bretagna e Turchia hanno deciso in modo unilaterale di sconfinare in Siria per lanciare operazioni militari, anche se facto si tratterebbe di invasione dato che il governo siriano non li ha autorizzati. Ankara poi sembra quasi considerare le regioni settentrionali della Siria come proprie propaggini territoriali, e anche Tel Aviv ha operato raid contro Hezbollah in territorio siriano impunemente, anche se ha de facto realizzato delle violazioni territoriali smaccate.

In Iraq se vogliamo la questione è addirittura paradossale. Lo Stato Islamico ha messo le mani su Mosul, metropoli con due milioni di abitanti, e l’esercito iracheno ha secondo noi “misteriosamente” lasciato ai soldati del Califfo arsenali pieni di armi ultramoderne. Baghdad comunque dispone di un governo e di un esercito e ha più volte ripetuto di voler recuperare ogni centimetro del territorio finito tra  le mani del Califfo Nero. La Turchia ha inviato duemila soldati nella zona di Mosul nelle scorse ore, ufficialmente per aiutare sul campo le milizie curde che combattono contro Daesh, ma Baghdad ha fatto sapere che nessuno ha chiesto loro il permesso di entrare in territorio iracheno, di conseguenza quella turca si configura come una invasione ma nessuno nella comunità internazionale osa far volare una mosca quando si tratta di sanzionare il comportamento degli Stati Uniti e dei loro alleati Nato e non solo.

Quando scoppiò la prima guerra del Golfo Saddam Hussein era stato additato come un violento dittatore da fermare a tutti i costi perchè aveva invaso il Kwait, piccolo paese di dubbia moralità (esisteva il mercato degli schiavi) e sulla base di questa violazione la comunità internazionale ha reagito con una coalizione militare che ha duramente colpito Baghdad. Oggi Ankara si permette di violare territori di paesi sovrani come l’Iraq impunemente, senza che gli Stati Uniti battano ciglio, e il bello è che tutta una serie di intellettuali benpensanti e “democratici”  additano Putin e la Russia come paesi bellicosi e aggressivi quando basta vedere la storia degli ultimi quindici anni per capire chi sta aggredendo chi. Gheddafi è stato bombardato sulla base di finte notizie date però per certe di Mig che bombardavano i manifestanti libici (notizie poi smentite dai satelliti russi nel silenzio dei media), e sulla base dell’onda emotiva suscitata da notizie artefatte o comunque non verificate e montate ad arte la comunità internazionale ha tollerato che le bombe della Nato distruggessero la Libia.

Quando però a realizzare vere violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale sono quelli che Washington e l’Occidente ritiene “amici”, ecco che tutto tace. Anche l’Arabia Saudita continua ad essere un alleato saldo dell’Occidente nonostante anche i sassi ormai sappiano che i sauditi amano fare il doppio gioco e finanziare anche i gruppi sunniti armati in tutto il Medio Oriente. E siamo certi che se mai qualche feroce dittatore dovesse violare anche solo un metro quadro dell’Arabia Saudita l’Occidente accorrerebbe a salvare gli amici sauditi con una nuova gigantesca crociata. In quel caso ovviamente verrebbe presentata come guerra giusta contro l’aggressore però.

@Gracchus Babeuf

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