Siria. E' la vittoria diplomatica del CremlinoTribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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Siria. E’ la vittoria diplomatica del Cremlino

Dopo quattro anni di guerra, decine di migliaia di morti, fiumi di inchiostro e appelli umanitari alla fine la mossa del Cremlino di entrare attivamente in Siria accanto al governo ha obbligato la Merkel ed Erdogan a fare dietro front e ad ammettere di dover inserire anche il governo di Assad nel processo di pacificazione. Visto e considerato che Ankara era in prima fila fino a ieri nella destabilizzazione della Siria, la sensazione è che Putin abbia sbloccato la situazione. 

“Dobbiamo parlare con diversi attori, incluso Assad” che “potrebbe prendere parte al processo di transizione”, questo hanno dichiarato Angela Merkel e il premier turco Erdogan, e c’è da scommetterci che qualcuno alla Casa Bianca non l’avrà presa molto bene dato che Assad dal 2012 a oggi è stato sostanzialmente il nemico pubblico numero uno per gli Usa, molto di più del Califfo Al Baghdadi (e già questo dovrebbe sollevare degli interrogativi). Proprio Erdogan in particolare si era speso in tutti i modi contro il governo siriano cercando in tutti i modi di favorirne il collasso anche supportando i gruppi di ribelli che si oppongono all’esercito siriano. Oggi evidentemente l’entrata in scena della Russia ha fatto logicamente cambiare idea a tutti, ed ecco quindi che cercano un goffo dietrofront per tentare di salvare la faccia proprio mentre l’esercito russo si appresta a entrare in azione contro lo Stato Islamico e Al-Nusra. Persino il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha parlato di una “transizione politica, che associ elementi del regime e dell’opposizione moderata”, una sorta di vittoria diplomatica di Putin in piena regola dato che fino a pochi mesi fa avevano tutti posizioni di segno opposto.

Tutto è cambiato il 7 settembre 2015, il giorno in cui Putin ha deciso di formalizzare il proprio sostegno militare a Damasco. La decisione della Russia di fare quello che nessuno in Occidente ha avuto voglia di fare direttamente ha sostanzialmente scompaginato il campo e risolto la situazione, costringendo l’Occidente a decidere da che parte stare, con l’Isis o contro di esso. Del resto gli Stati Uniti hanno commesso l’errore di valutazione di pensare al futuro della Siria senza conoscerne le dinamiche a fondo, e soprattutto senza tenere conto dei rapporti di forza esistenti sul campo. Questo ha portato la Russia a scegliere di entrare in scena in modo non solo da difendere un prezioso alleato, Assad, ma anche di far comprendere come sia impossibile d’ora in avanti decidere dell’assetto di una regione del mondo senza coinvolgere anche Mosca. “Assad deve cadere” ripetevano come un mantra quegli stessi che oggi aprono al suo coinvolgimento, segno inevitabile di come i rapporti di forza contino ancora anche nel XXI secolo. La genialità di Putin è stata quella di decidere di scendere in campo per sconfiggere l’Isis, questo fantomatico gruppo terroristico che la coalizione a guida Usa, “stranamente” non riusciva a sconfiggere. Nessuno può quindi sostenere che la Russia invada la Siria e questo ha indotto l’Occidente a cambiare strategia nel disperato tentativo di poter avere ancora voce in capitolo nel futuro assetto della regione.

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