Siria: e se fossero i nostri figli?Tribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Siria: e se fossero i nostri figli?

Siria: e se fossero i nostri figli?

A poco più di 2000 km da noi c’è una guerra. A poco più di 2000 km da noi ci sono case distrutte, città svuotate, strade interrotte, vite sconvolte e morti, troppi morti. Ci sono bambini rimasti sotto le macerie, uomini uccisi per strada, donne colpite mentre cercano cibo.

Fonte: Oltremedianews

Prima di iniziare a scrivere ho fatto un giro sui principali quotidiani italiani. Ho visitato la sezione Esteri di Repubblica, Corriere, il Fatto e la Stampa e non ho trovato nessuna notizia sulla Siria. Nulla. Perché la guerra fa notizia quando ci riguarda da vicino, quando c’è il rischio dell’intervento dell’Occidente, quando ci sono di mezzo le armi chimiche, quando siamo in pericolo anche noi. Se così non è se ne parla solo in casi eccezionali, quando le bombe distruggono scuole o quartieri interi. Se si muore da soli non fa notizia. Beh, capisco che il bacio per gli auguri di Natale tra Kate e la regina Elisabetta sia altrettanto importante e meritevole della prima pagina.

Eppure ne dobbiamo parlare, perché ad uccidere non sono solo i proiettili ma anche il nostro silenzio. Uccide l’assedio e l’isolamento forzato a cui sono costrette le città siriane. Ciò comporta mancanza di cibo, acqua ed elettricità e significa quindi condannare a morte un intero popolo. Morire di fame e di stenti è ormai la norma. L’ultimo caso è quello di Wasseem Zakoor, un bimbo di cinque anni rimasto orfano dopo che il padre è morto in un bombardamento, andava in giro per Damasco con un paio di scarpe del padre e una busta per raccogliere pane secco dai bidoni delle immondizie. Sopravviveva di quello, finché un giorno non ce l’ha fatta più ed è stato trovato senza vita sulla strada, quella che era ormai la sua unica casa.

Io non so più chi siano i carnefici, non so più di chi sia la colpa e non so neanche per quale motivo tutto ciò stia accadendo. Un popolo intero sta scomparendo per una guerra fratricida con infiltrazioni da così tante parti che ne abbiamo perso il conto. Abbiamo già pubblicato un articolo che raccontava chi fossero le frazioni in guerra, oggi vogliamo solo dire che questa guerra sta generando solo vittime e nessun vincitore. Chi può scappa all’estero, vivendo la vita maledetta dei profughi, ma vivendo. Chi rimane, invece, è destinato alla morte, come vittima dei bombardamenti, incastrato sotto le macerie, bersaglio dei proiettili, per fame, per il freddo o perché non ha più la forza di lottare.

Parliamo di donne e bambini perché gli anziani praticamente non ci sono più. Troppo stanchi e lenti, in pochi sono riusciti a salvarsi e a fuggire. Rimangono i bambini, anche loro indifesi e con poche speranze di farcela se tutto ciò non finisce. Mi chiedo cosa avremmo fatto se si fosse trattato dei nostri figli, a chi avremmo chiesto conto e se avremmo alzato la voce. Vorrei che lo facessimo lo stesso, come se fossero figli nostri.

 Elda Goci

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