Siria. Ecco come Mosca, e non Washington, ha sconfitto l'IsisTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Siria. Ecco come Mosca, e non Washington, ha sconfitto l’Isis

In Siria l’Isis sembra essere ormai con i giorni contati mentre fino a un anno fa il Califfato sembrava dover essere ormai un problema di lunga durata. Senza l’intervento della Russia però, lo Stato Islamico sarebbe ancora in ascesa, in Siria come in Iraq.

Tutti oggi parlano in modo abbastanza netto del collasso dello Stato Islamico e di una sua sconfitta ormai imminente tanto in Siria quanto in Iraq. Nonostante i media cerchino disperatamente di accreditare alle milizie curde e alla coalizione a guida americana la maggioranza del merito nella lotta contro il Califfo appare chiaro e inconfutabile come senza l’intervento russo deciso nell’autunno del 2015 probabilmente il Daesh oggi non solo sarebbe morente, ma sarebbe probabilmente in ottima salute. Nonostante gli Usa abbiano accusato i russi di essere intervenuti unicamente per aiutare Bashar al-Assad, senza l’intervento russo sul terreno l’Isis avrebbe probabilmente ucciso altre migliaia di innocenti, distrutto altre infrastrutture e beni culturali millenari (vedi Palmira) e chissà cos’altro. Ancor più che senza i bombardamenti russi l’Isis avrebbe potuto tranquillamente continuare a commerciare petrolio con la Turchia, continuando così a finanziarsi con un flusso continuo di armi e denaro. Del resto se in cinque anni non si è trovata una soluzione alla crisi la sensazione è che le grandi potenze occidentali e limitrofe, vedi appunto Ankara e Arabia Saudita, avessero ben altri piani, non a caso hanno continuato ad appoggiare i ribelli siriani quasi alla luce del sole. In pochi mesi invece i russi sono riusciti a fare più danni da soli all’Isis che tutta la coalizione in tre anni messa assieme, e questo la dice lunga sull’effettiva volontà sul campo di determinare dei cambiamenti. Di conseguenza se oggi l’opinione pubblica occidentale può guardare con soddisfazione al disfacimento del Califfato lo si deve in particolar modo all’esercito siriano, a Hezbollah, ai russi e all’esercito iracheno (oltre che i curdi ovviamente), ovvero coloro che hanno materialmente combattuto ogni giorno per conseguire questo obiettivo. Se fosse per la coalizione internazionale a guida Usa infatti, oggi Palmira sarebbe ancora nelle mani del Califfato e magari avremmo dovuto piangere la sua distruzione totale, evitata invece solo grazie al sacrificio dei soldati siriani e al supporto logistico-militare di Mosca.

Tribuno del Popolo

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