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giovedì , 27 luglio 2017
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Siria. Ecco perchè la Nato insiste contro Damasco

Come mai tanto interesse sulla Siria? Non certo per motivi umanitari. Sono in molti gli analisti che accusano la Nato di voler destabilizzare Assad per mettere le mani sul gasdotto che, entro il 2016, collegherà il giacimento iraniano di South Pars alla Siria, e quindi al Mediterraneo.

Come mai la Nato insiste così tanto nel voler tutelare i diritti umani dei siriani mentre tace in modo clamoroso su tutto quello che succede in altre parti del mondo? Pensateci bene, si parla quotidianamente del conflitto siriano mentre tutte le situazioni belliche analoghe verificatosi in tutto il mondo negli ultimi mesi sono state tutte quante oscurate dal silenzio. Dalla Costa d’Avorio fino al Sud Sudan, passando per Yemen, Pakistan e Afghanistan, il mondo sanguina ogni giorno, ma i media sembrano avere occhi e orecchie solo per quanto succede in Siria. Il motivo? Fino a poco tempo fa si pensava a una generica antipatia degli Stati Uniti per Damasco, e alla volontà di eliminare Assad in quanto fedele alleato di Teheran, il vero obiettivo dell’accerchiamento della Nato. Oggi però vi è anche un altra ipotesi che si lega a quella appena enunciata: ovvero che la Nato vorrebbe mettere le mani sul gasdotto che nel 2016 dovrebbe collegare la Siria, e quindi il Mediterraneo, con lo stabilimento petrolifero di South Pars, il maggiore al mondo, che si trova in Iran. Visto e considerato che Assad ha il “vizio” di voler essere sovrano in casa propria, ecco che si spiegherebbe il tentativo di eliminarlo. E in questo contesto non appare casuale l’incidente di confine tra Siria e Turchia, con il colpo di mortaio sparato da territorio siriano che ha ucciso cinque civili turchi. Se fosse vera la storia del gasdotto sarebbe il casus belli ideale per autorizzare, in base all’articolo 5, l’attacco della Nato alla Siria. Già alcuni media tedeschi però parlano della probabile mano ribelle nell’incidente del mortaio, e questo spiegherebbe anche i miti consigli di Ankara, almeno per il momento.  Eloquenti intanto sono le immagini degli edifici di Damasco e Aleppo devastati con potentissimi esplosivi: opera non di semplici ribelli, ma di professionisti della guerra infiltrati. Ormai la presenza di mercenari e di almeno duecento specialisti delle forze d’elite britanniche Sas e Sbs è stata ampiamente provata dagli stessi quotidiani britannici come il “Daily Star”, che ha spiegato come operino sul campo ormai da mesi assieme ai loro omologhi francesi e americani. Forniti di passaporti falsi (specialità Cia), i combattenti  reclutati tra Cecenia, Tagikistan, Arabia Saudita e Maghreb, affluiscono nelle province turche di Adana e Hatai, confinante con la Siria, dove la Cia ha aperto centri di formazione militare. Le armi arrivano soprattutto via Arabia Saudita e Qatar che, come in Libia, fornisce anche forze speciali. Il comando delle operazioni è a bordo di navi Nato nel porto di Alessandretta. Come se non bastasse proprio vicino al confine siriano la Nato sta costruendo sul monte Cassius una nuova base di spionaggio elettronico, che si aggiunge a quella radar di Kisecik e a quella aerea di Incirlik. A Istanbul è stato aperto un centro di propaganda dove dissidenti siriani, formati dal Dipartimento di stato Usa, confezionano le notizie e i video che vengono diffusi tramite reti satellitari. Una guerra sempre più totale dunque, motivata ufficialmente dalla “cattiveria” del dittatore Assad. Come spiega Controlacrisi.orgCome in Libia, si è infilato un cuneo nelle fratture interne per far crollare lo stato, strumentalizzando la tragedia delle popolazioni travolte. Lo scopo è lo stesso: Siria, Iran e Iraq hanno firmato nel luglio 2011 un accordo per un gasdotto che, entro il 2016, dovrebbe collegare il giacimento iraniano di South Pars, il maggiore del mondo, alla Siria e quindi al Mediterraneo”.  A pensar male però, spesso ci si azzecca, e allora come non mettere in relazione la guerra in Siria con la scoperta avvenuta anni fa di un grande giacimento petrolifero proprio a Homs, guardacaso la città ribelle per eccellenza? E’ chiaro che la Siria è situata in una posizione strategica per il transito del petrolio, di conseguenza potrebbe essere utilizzata per diventare un vero e proprio hub di corridioi energetici alternativi a quelli, usati dalle compagnie europee e americane, che passano per la Turchia. Non a caso proprio in Turchia migliaia e migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per manifestare contro la guerra in Siria.

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