Siria. Eroica resistenza dei curdi a Kobane, ma Ankara bombarda il PkkTribuno del Popolo
sabato , 23 settembre 2017
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Siria. Eroica resistenza dei curdi a Kobane, ma Ankara bombarda il Pkk

Soli contro tutto e tutti i curdi di Kobane combattono eroicamente contro l’Isis e sono riusciti persino a lanciare una controffensiva culminata con la rimozione della bandiera nera dell’Isis dalla collina di Tall Shahir. Intanto Ankara non solo non aiuta i curdi ma bombarda il Pkk, mostrando se ce ne fosse bisogno quali siano gli interessi della Turchia. Siamo sicuri che per la Casa Bianca e per Ankara la controffensiva curda sia una buona notizia? 

Dopo settimane di scontri furiosi quasi tutti i media e gli analisti davano per persa la battaglia di Kobane. Erano troppo pochi i curdi dell’Ypg e del Pkk impegnati nella difesa della città dal Daesh, o meglio noto come Isis, che con oltre 10,000 miliziani ha stretto d’assedio l’importante cittadina al confine con la Turchia. Erdogan più volte ha detto che Kobane era ormai perduta, evidentemente confondendo un desiderio con la realtà dal momento che ci combattenti curdi, abbandonati dal mondo, hanno combattuto soli contro tutti, privi di rifornimenti e rinforzi e persino di un corridoio di fuga dal momento che le autorità turche li ritengono alla stregua dell’Isis e non consentono nemmeno di far transitare i feriti. Incredibilmente però, proprio come a Stalingrado o in altre battaglie epiche della storia recente, i curdi sono riusciti a resistere eroicamente a prezzo di gravi perdite e sono persino riusciti a far arretrare i jihadisti dell’Isis per oltre quattro chilometri verso est, liberando diversi quartieri della città e simbolicamente rimuovendo la bandiera nera dello Stato Islamico dalla collina di Tall Shahir, uno dei punti strategici utilizzati dai jihadisti per martellare la città.  Lo testimoniano foto circolate oggi su Twitter che hanno anche reso conto dell’avanzata dei miliziani curdi. Ma siamo sicuri che questa sia una buona notizia per Ankara e Washington? Noi siamo certi di no dal momento che Erdogan da tempo fa orecchie da mercante e non fa assolutamente nulla per arrestare le violenze e l’avanzata dello Stato Islamico. Incredibilmente però gli aerei da guerra turchi ieri hanno bombardato le posizioni del Pkk nel sud-est della Turchia, infrangendo così una tregua con i guerriglieri comunisti curdi che durava dalla primavera del 2013. In questo modo Ankara ha mostrato al mondo che non intende fare sconti e soprattutto non intende avere pietà dei curdi, lasciati letteralmente alla mercè dello Stato Islamico senza che nessuno nel mondo osi prendere posizione contro il regime turco. Cosa sarebbe successo se Assad si fosse comportato allo stesso modo? Apriti cielo. Da parte loro gli americani continuano con i raid nei dintorni di Kobane contro lo Stato Islamico, ma gli attacchi aerei hanno solo fatto il solletico finora ai jihadisti, al punto che viene da chiedersi se non sia casuale tutto questo dal momento che gli aerei americani hanno polverizzato le armate di Gheddafi e Saddam in poche settimane mentre stranamente contro lo Stato Islamico non servono a nulla o quasi. Intanto la Turchia, sapendo di avere una sorta di immunità, ha persino bloccato le armi che i curdi dell’Iraq hanno inviato ai curdi di Kobane. Hamid Darbandi, responsabile del governo regionale di Erbil (Kurdistan iracheno) per gli affari curdo-siriani, ha riferito all’emittente al Arabiya che l’amministrazione di Massoud Barzani ha inviato nelle scorse settimane un carico simbolico per aiutare le milizie dello Ypg, le Unità di protezione del popolo. Fonti curde siriane riferiscono tuttavia che il carico non ha mai raggiunto Kobane a causa della mancata apertura di un corridoio di transito da parte della Turchia. Persino Francois Hollande ha tirato le orecchie alla Turchia invitando Erdogan ad aprire la sua frontiera per aiutare i curdi che difendono Kobane. 

 

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