Siria. Fallito il piano di distruggere lo StatoTribuno del Popolo
domenica , 28 maggio 2017
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Siria. Fallito il piano di distruggere lo Stato?

Il piano di destabilizzare la Siria e farla collassare come Stato, varato ormai più di due anni fa, può dirsi fallito. Dopo due anni è quindi tempo di bilanci: la guerra siriana è davvero una guerra civile?

La cosiddetta “guerra civile” siriana è stata scatenata ormai più di due anni fa e ha già lasciato sul terreno più di 80.000 morti. Come mai allora, dopo due anni di guerra civile e di proteste contro il governo che i media occidentali ci dicono essere di massa, il governo di Assad è ancora saldamente padrone del terreno? Le ultime indicazioni, come sottolineato da Gordon Duff su PressTv, sembrano suggerire che la destabilizzazione della Siria sia sostanzialmente fallita, e questo perchè non si tratterebbe di una guerra civile, come al contrario sostengono i media. Turchia, Israele, Arabia Saudita e altri paesi hanno finanziato a piene mani l’opposizione armata, cercando di dividere il paese lungo le linee di faglia delle divisioni settarie e politiche. Attualmente in Siria i ribelli utilizzano munizioni e veicoli israeliani, armi americane, tutte prove che siamo di fronte non tanto a una “Primavera Araba”, quanto a una vera e propria aggressione a un Paese sovrano. Secondo Duff ci sarebbero anche prove inconfutabili, come video e file audio, che mostrerebbero i ribelli compiere atti indicibili contro civili siriani. Uno dei motivi di questo attacco alla Siria è sicuramente collegato al ruolo strategico nel Mediterraneo orientale di Damasco. Molti analisti hanno sottolineato come le attenzioni degli Stati Uniti, negli ultimi tempi, si siano focalizzate sull’Iran e sul Golfo Persico, sostanzialmente allentando la presa sul Mediterraneo, una volta considerato alla stregua di un “lago americano”. Questo ha implicato che gli americani siano stati allontanati dal Mediterraneo per abbracciare i sogni di allungare le mani sull’Oceano Indiano. I media continuano da anni ormai a preparare l’opinione pubblica alla guerra con l’Iran, guardacaso alleato di vecchia data di Damasco. Anche l’Iraq è stato sconvolto dalla violenza settaria, e, guarda un pò, anche a Baghdad sono i sunniti ad aver cominciato a destabilizzare il governo sciita, sciita come Teheran. Secondo molti analisti quindi si tratterebbe di una guerra globale lanciata contro la presenza economica e culturale della Repubblica Islamica in Medio Oriente, una guerra da cominciare sul campo solo dopo aver spazzato via la Siria, alleato di Teheran troppo vicino a Israele per essere tollerato. Ma le cose non sono andate come previsto dagli analisti americani dal momento che dopo oltre due anni Damasco continua a resistere, mantenendo pressochè integra la propria capacità bellica sul terreno e il controllo di larghe parti strategiche del territorio. Con la vittoria di Qusayr, strategica roccaforte dei ribelli sulla strada per il Libano, l’esercito siriano ha inoltre assestato un colpo durissimo alle opposizioni siriane, facendo sostanzialmente buttare milioni di dollari ai paesi che li hanno fin qui supportati. Negli ultimi mesi inoltre a Damasco sarebbero arrivate nuove armi russe che, combinate con l’ingresso di migliaia di miliziani di Hezbollah in Siria, hanno cambiato il rapporto di forze, facendo arretrare i ribelli in tutto il Paese. Pochi sanno che Israele nei mesi scorsi ha speso parecchi soldi per fortificare le alture del Golan, al confine con la Siria, e ora secondo alcune indiscrezioni proprio il Golan sarebbe diventata una nuova base delle operazioni ribelli assieme al regno di Giordania. Come se non bastasse Assad dispone ora dei temibili missili russi Iskander, batterie di missili protetti da sistemi di difesa missilistici che renderebbero troppo dispendiosa una guerra aperta di Israele nei confronti di Damasco in quanto comporterebbe costi inaccettabili in vite umane per Tel Aviv. Da qui la decisione di provare a destabilizzare Damasco dall’interno, ma fino a ora tutti i piani sono miseramente falliti. Per questo motivo sono molti a pensare che dietro alla guerra alla Siria ci sia un piano preordinato da tempo, un piano che prevede il collasso della Siria e la destabilizzazione di altri paesi come Iraq, Afghanistan e Pakistan, per completare l’accerchiamento intorno al grande nemico, l’Iran. Finora il piano è proceduto a gonfie vele, solo Damasco starebbe mettendo i bastoni tra le ruote, resistendo più del dovuto.

Gracchus Babeuf

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Un commento

  1. Solo gli ignoranti (in buona fede) e quelli in malafede (la maggior parte) credono ai media occidentali. Da quando 12.000 mercenari (rapidamente saliti a 18.000) sono entrati in Siria, uccidendo e terrorizzando i civili siriani, si è capito con chiarezza che era un complotto estero, dei soliti noti e non, come sbandierato a destra e a manca, una guerra civile. I cittadini siriani, compresi donne e bambini, sono vittime delle milizie straniere e non di altri siriani.
    Questi criminali stranieri e i loro mandanti hanno usato persino il gas “sarin” contro la popolazione siriana. Bene ha fatto la Del Ponte a denunciare l’accaduto e istituire un’inchiesta resistendo alla coercizione tentata dai mandanti di tali atrocità. Speriamo che continui a resistere…

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