Siria firma trattato armi chimiche Onu ma chiede agli Usa di non dare armi ai ribelliTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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Siria firma trattato armi chimiche Onu ma chiede agli Usa di non dare armi ai ribelli

Damasco ha aderito al trattato Onu sulle armi chimiche ma ha chiesto agli Stati Uniti di finirla con le minacce e gli aiuti ai ribelli. Si tratta di una delle condizioni richieste nella bozza di risoluzione francese presentata pochi giorni fa al Palazzo di Vetro. La tensione resta alta.

 (AFP Photo/SANA)

Mentre in Siria si combatte ancora da Maaloula fino ad Aleppo e al nord-est del Paese, Damasco ha voluto compiere una mossa importante in vista di una soluzione negoziata della crisi. Damasco infatti ha fatto pervenire all’Onu e a Ban Ki-Moon una missiva con la quale Bashar al-Assad sottoscrive il trattato Onu sulle armi chimiche entrato in vigore nel 1997. Si tratta di una mossa a sorpresa decisa da Damasco per mostrare al mondo la buona volontà della Siria, una brusca accelerazione che consolida le posizioni diplomatiche di Siria e Russia. Nelle scorse ore i cinque membri permanenti delle Nazioni Unite si erano incontrati presso la rappresentanza di Mosca all’Onu, ma sono rimaste sul tavolo significative differenze in merito al famoso “Capitolo 7″ delle Nazioni Unite, quello che prevede come ultima soluzione la possibilità di usare la forza in caso non vengano rispettati i dettami del documento. Assad ha detto chiaramente che una volta che Damasco avrà rinunciato alle sue armi chimiche, a quel punto l’attacco contro la Siria diventerebbe inutile, e ha quindi chiesto alla Casa Bianca di smetterla con le minacce. Presto inoltre arriverà il rapporto degli ispettori Onu sulla strage di Ghouta, e quindi finalmente sarà possibile apprendere nuovi dettagli sull’accaduto. Il trattato cui la Siria ha aderito risale al 1993 ed è entrato in vigore nel 1997. Nel pomeriggio, e in concomitanza della fine del vertice di Ginevra tra il segretario di Stato Usa John Kerry, e il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, è intervenuto l’ambasciatore Bashar Jafaari, rappresentante permanente di Damasco al Palazzo di Vetro, il quale ha spiegato che da punto di vista legale la Siria ora risulta un membro delle Convenzione sulle armi chimiche: “Non abbiamo nulla da nascondere, al contrario stiamo aspettando il rapporto degli ispettori Onu“. Poi Jaafari ha anche attaccato apertamente Parigi: “Il ministro degli esteri francese Laurent Fabius sta cercando di privare di significato l’iniziativa russa e la positiva risposta della Siria“. Comprensibilmente poi Assad ha anche detto a una tv russa di accettare di cedere il controllo del proprio arsenale chimico solo se cesserà la minaccia di un attacco da parte degli Stati Uniti, e soprattutto se sarà fermato il flusso di armi inviate da Washington ai ribelli. Il riferimento di Assad è alla “Al Qaeda connection”, ovvero al fatto che da oltre due anni e mezzo l’Occidente fornisce sostanzialmente di mezzi e armi una opposizione ormai finita sotto il controllo quasi totale di Al Qaeda e dell’estremismo islamico. Solo nelle prossime ore comunque potremo saperne di più, anche perchè Russia e Stati Uniti sostengono versioni diverse del massacro di Ghouta. In molti però temono che i ribelli, vedendo sfumare la possibilità di un intervento militare internazionale contro Damasco, possano utilizzare nuovamente le armi chimiche, questa volta magari contro Israele. La situazione quindi resta tesa, e i siriani restano tra l’incudine di Al Nusra e il martello della minaccia delle bombe americane.

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