Siria. Francia e Gran Bretagna premono per la "no fly zone" | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Siria. Francia e Gran Bretagna premono per la “no fly zone”

I ministri degli Esteri di Francia e Gran Bretagna hanno annunciato di non escludere possibili opzioni per il futuro in merito alla questione siriana. L’allusione è a una sempre più probabile no fly zone sulla Siria.

“Non stiamo escludendo possibili opzioni per il futuro in Siria”, parola di Hague, ministro degli Esteri britannico, cui ha fatto eco il suo omologo francese Laurent Fabius. Gran Bretagna e Francia hanno fatto chiaramente intendere di non escludere la possibilità di chiedere una No Fly Zone sulla Siria. Tanto per capire anche nel caso della Libia di Gheddafi si era passati attraverso una No Fly Zone per varare l’intervento contro la Libia. La proposta della No Fly Zone del resto viene appoggiata anche da Ankara e dal Consiglio Nazionale Siriano, il più grande organo dell’opposizione siriana, peraltro fortemente indebolito da frizioni interne. Le affermazioni di Hague sono arrivate subito dopo un meeting tra i ministri degli Esteri delle Nazioni Unite riguardo la crisi siriana, e lasciano preludere a un intervento imminente da parte dell‘Occidente. Erano però assenti diplomatici russi, americani e cinesi. Attualmente i 15 membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sta attendendo a prendere decisioni dopo che Cina e Russia hanno bloccato tre diverse risoluzioni che criticavano Assad senza attribuire alcuna colpa o responsabilità all’opposizione. Hague e Fabius hanno però deciso di incoraggiare gli altri paesi a unirsi allo schieramento pro-ribelli, per isolare ulteriormente Damasco. “Coloro che continuano a supportare Assad e il suo regime dovrebbero pensare riguardo alla loro posizione. Ora è tempo di fare un passo indietro per questo regime e di negargli ogni aiuto morale e finanziario. Noi chiediamo ai supporter di Assad di dissociarsi dal regime o affrontare la crescente possibilità di venire ritenuti responsabili per le azioni future del regime“, ha attaccato Hague. Russia e Cina dal conto loro sono perfettamente d’accordo che la violenza e l’uccisione di innocenti debba finire, ma non sono d’accordo con l’Occidente sul come. Il Cremlino ha fatto chiaramente sapere di essere contrario alle dimissioni di Assad, e insiste che la crisi non andrebbe attribuita solo alla responsabilità del governo. Anche la Cina ha espresso una tesi simile, e così ci si trova di fronte a un empasse che però potrebbe essere superata nei prossimi giorni da qualche azioni unilaterale.

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