Siria. Gli effetti disastrosi dell'embargo dell'Occidente sulla popolazioneTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Siria. Gli effetti disastrosi dell’embargo dell’Occidente sulla popolazione

A parole l’Occidente dichiara di voler combattere i jihadisti del Califfo e di al Qaeda, nella realtà il vero e unico nemico della Casa Bianca si chiama Bashar al-Assad. Non a caso dopo 4 anni di guerra e decine di migliaia di morti la Siria continua a subire su di sè pesantissime sanzioni i cui effetti si ripercuotono soprattutto sui cittadini più deboli come i bambini e sulla popolazione civile in generale. 

Dopo quattro anni di guerra il numero di morti nella popolazione civile in Siria appare spaventoso, non meno delle centinaia di migliaia di sfollati che scappano dalla guerra per cercare la salvezza altrove. In tutto questo scenario in Siria rimangono attivi gruppi di jihadisti facenti capo ad Al-Nusra, costola di al Qaeda in Siria, e del Daesh, ovvero il Califfato Nero dello Stato Islamico. A parole l’Occidente continua a dire di voler fermare l’Isis, nella pratica a parte qualche sporadico bombardamento l’Occidente e gli Stati Uniti in primis hanno come vero e reale obiettivo quello di rimuovere il governo di Bashar al-Assad da Damasco. Da qualche tempo i media martellano sul fatto che il “regime” siriano sarebbe in difficoltà sotto la pressione dello Stato Islamico, ma quello che non dicono è che spesso e volentieri gli unici difensori della popolazione civile, soprattutto alawita, sciita, drusa e cristiana, sono proprio i soldati siriani che combattono per tenere lontano i jihadisti dai centri urbani. In tutto questo scenario l’Occidente non solo non sta facendo nulla per fermare l’afflusso di mercenari, armi e volontari tra le fila degli jihadisti, ma anzi continua a stanziare ingenti finanziamenti per fantomatici gruppi di “ribelli moderati” ovviamente in chiave anti-Assad.

Ma l’aspetto forse più drammatico di tutta la vicenda è l’embargo imposto dall’Occidente ai danni di Damasco, un embargo che a oggi pesa tantissimo soprattutto nei confronti della popolazione civile, la stessa che teme che se l’esercito siriano dovesse capitolare finirebbe tra le mani dei miliziani dello Stato Islamico. L’arma dell’emabrgo è un’arma subdola che lascia per certi versi la “coscienza pulita” in quanto fa sembrare che non ci siano responsabilità dirette, eppure l’arma dell’embargo è costata all’Iraq di Saddam Hussein qualcosa come mezzo milione di bambini morti, il tutto nella totale indifferenza del mondo. Oggi la stessa arma viene applicata nei confronti della Siria, un embargo che però viene dipinto come “sanzioni a personaggi del regime” di Assad, ma che colpisce principalmente proprio la popolazione civile. Le sanzioni imposte anche dall’Ue sono state applicate non solo al territorio dell’Unione, ma anche a qualsiasi ente e cittadino fuori dall’Unione. Si tratta di un durissimo embargo che colpisce i prodotti petroliferi, l’assistenza tecnica, l’assicurazione, il credito, e anche l’esportazione di prodotti “Dual Use”. Non solo, le sanzioni hanno anche sancito il congelamento dei beni della Banca centrale siriana e di 53 società, e anche il divieto di rendere disponibili fondi e risorse economiche. E’ stato anche fatto divieto per le banche europee di aprire conti o attività in Siria, divieto di esportarvi carburante e altri beni di prima necessità, compresa la tecnologia e i software. Insomma un embargo pressochè totale di qualsiasi cosa che fa sì che sia persino difficile inviare domme di denaro ai missionari presenti in territorio siriano affinchè li usino per opere assistenziali. Il Pil di Damasco è sceso del 60% in quattro anni, e chiaramente tale scotto viene pagato proprio dai cittadini siriani più umili, al punto che si stima come il 65% dei siriani viva ormai in stato di estrema povertà.

Tutto questo non interessa nulla all’opinione pubblica occidentale che continua a parlare di presunte “atrocità” del regime, lasciando quindi intendere che la priorità continui a essere un “regime change” a Damasco e non l’eliminazione di bande di tagliagole che compiono veri e propri pogrom e rubano persino i beni culturali dai musei. Ma l’aspetto più grottesco è che dal 2012 l’Ue e gli Usa hanno tolto le sanzioni petrolifere a quei giacimenti che sono finiti nelle mani dell’opposizione armata, permettendo così ai cosiddetti “ribelli” di ottenere un flusso inesauribile di dollari per continuare la guerra a oltranza. Come se non bastasse, e come ricordato anche dal Sole 24 Ore per quanto riguarda le sanzioni fatte alla Russia circa la questione Ucraina, le sanzioni imposte alla Siria non hanno il consenso dell’Onu e sarebbero quindi da considerarsi sostanzialmente “illegali”.

Da qui l’appello lanciato da alcuni attivisti in Germania provenienti dalla società civile, di cui mettiamo qui il linkhttp://www.freundschaft-mit-valjevo.de/wordpress/

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