Siria. Gli Usa fanno marcia indietro: "Negoziare con Assad"Tribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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Siria. Gli Usa fanno marcia indietro: “Negoziare con Assad”

Dopo quattro anni di guerra, quasi 220.000 morti di cui almeno 66.ooo civili gli Usa sembrano finalmente cambiare politica in Siria. Ora il segretario di Stato americano John Kerry apre a negoziati con Assad, lo stesso che per oltre quattro anni veniva considerato il terribile dittatore da deporre a ogni costo, anche quello di considerare alleati gli jihadisti.

Quattro anni di guerra, quattro anni che hanno reso la Siria un cumulo di macerie in almeno la metà delle regioni. Quattro anni che hanno provocato la morte di 66.000 civili, stima al ribasso, con un totale di circa 220.000 morti. Le rivolte cominciate sull’onda della Primavera Araba sono state sin da subito strumentalizzate dall’Occidente che hanno imposto la narrazione che vedeva i ribelli come dei giovani bramosi di democrazia e i governativi come degli assassini assetati di sangue per mantenere il potere del “dittatore” Assad. Sull’onda emotiva di quanto capitava in Libia contro Gheddafi e in Egitto contro Mubarak i media hanno assimilato la questione siriana alle Primavere Arabe senza, dobbiamo dirlo, alcuno sforzo di contestualizzazione. Ovviamente per motivi geopolitici tutto l’Occidente ha sposato appieno la narrazione made in Usa e Parigi (solo per fare un riferimento alle cancellerie più attive nelle Primavere Arabe), e per un gioco di propaganda chiunque si opponesse al “dittatore” Assad diventava giocoforza anche un alleato dell’Occidente. Se esisteva infatti una opposizione laica ad Assad dopo pochi mesi sul terreno sono stati i jihadisti di Al-Nusra, costola di Al-Qaeda, e di quei gruppi jihadisti che sarebbero poi diventati il Daesh (Stato Islamico) a monopolizzare il fronte, al punto da esautorare molto presto i cosiddetti ribelli moderati. Ora però le cose sul campo sembrano cambiate, dopo quattro anni Assad è ancora lì e questo vuol dire che sostanzialmente molta popolazione siriana ha deciso dopotutto che forse la sopravvivenza dello Stato era meglio dell’anarchia e della Sharia che avrebbero imposto gli adepti del Califfo. E dire che gli Usa avrebbero anche bombardato Damasco due estati fa quando avevano accusato la Siria di aver utilizzato armi chimiche contro la popolazione civile, accuse mai provate ma che portarono l’Occidente a un passo dal colpire la Siria. Allora fu solo l’intervento muscolare di Mosca a impedire il peggio, e con il passare del tempo si è poi capito che probabilmente furono proprio i ribelli a effettuare un “false flag” per favorire un intervento contro Assad da parte della comunità internazionale. Proprio Kerry in quei giorni era il più scatenato nei confronti di Assad, paragonato a un nuovo “Hitler”, e quindi fa specie che oggi sia ancora lui, Kerry, a certificare il totale fallimento degli Stati Uniti sostenendo che invece si dovrebbe cominciare dei negoziati con Damasco. Nel mentre sono cambiate le cose, l’Isis ha guadagnato terreno e oggettivamente in Siria sono solamente le truppe di Assad assieme ad Hezbollah e a delle milizie popolari a opporsi a quelle del Califfo Nero Al Baghdadi. Di conseguenza andare contro il Daesh e Assad contemporaneamente è diventato difficile e arduo e questo potrebbe aver portato la Casa Bianca a ripensare completamente la sua strategia in Medio Oriente visto e considerato che lo Stato Islamico appare in difficoltà anche in Iraq. Kerry ha dichiarato alla Cbs che oggi sarebbe necessario negoziare con Bashar al-Assad per porre fine al conflitto siriano. Si tratterebbe della prima e unica volta in cui Kerry non ha ribadito che Assad ha ormai perso legittimità e che il percorso di pace sia legato solo al suo abbandono dal potere. Insomma se fino a pochi mesi fa gli Usa volevano la rimozione immediata di Assad dal potere, oggi sembrano persino disposti a sedersi a un tavolo per porre fine alla guerra civile siriana che hanno peraltro contribuito a fomentare finanziando le parti in campo schierate contro il governo.

 

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