Siria. Gli Usa ormai hanno scelto: guerra a tutti i costiTribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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Siria. Gli Usa ormai hanno scelto: guerra a tutti i costi

Ieri sera ha parlato il segretario di Stato americano John Kerry che ha accusato duramente la Siria di aver realizzato l’attacco chimico. Kerry non ha addotto prove ma ha detto che l’attacco ha “sconvolto la coscienza del mondo” e di avere pochi dubbi che non sia stato Assad. Peccato che la Russia avrebbe prove inconfutabili ai danni dei ribelli.

Cominciamo dal principio. Il 21 agosto un presunto attacco chimico avrebbe ucciso 1300 persone, quasi tutti civili, nel quartiere di Ghuta nella periferia di Damasco. Gli Stati Uniti non hanno nessun dubbio, a sparare i gas sarebbe stato Bashar Al-Assad e per questo vogliono partire in quinta e bombardare Damasco. E’ chiaro che gli Stati Uniti vogliono mostrare al mondo di essere ancora in grado di intervenire come poliziotti del mondo, e poco importa che non siano state ancora trovate prove che inchiodano il governo di Damasco alle proprie responsabilità. Eppure tutti i fidi alleati di Obama si sono immediatamente allineati sulle posizioni americane, è il caso dell’Italia che in serata ha subito fatto uscire una nota sostenendo che in Siria sarebbe stato oltrepassato il punto di “non ritorno”. Già, la famosa “red line” invocata da Obama che, guardacaso, è stata superata proprio quando gli ispettori delle Nazioni Unite sulle armi chimiche si trovavano in Siria da meno di due giorni.

Le parole di Assad. Un suicidio tattico completamente immotivato di cui Assad ha parlato al quotidiano russo Izvestia definendolo un “insulto al buon senso”: Le dichiarazioni fatte dai politici in Occidente e altri Paesi sono un insulto al buon senso… E’ un’assurdità”. Forse ben conoscendo i suoi nemici e il fatto che abbiano già deciso, a dispetto delle apparenze, di intervenire, Assad ha poi ammonito gli Usa: Se gli Usa decidono di attaccare la Siria o intromettersi ulteriormente nel Paese falliranno come in tutte le precedenti guerre che hanno scatenato, dal Vietnam ad oggi. L’America ha preso parte a molte guerre ma non ha mai raggiunto i suoi obiettivi politici per i quali aveva scatenato quelle guerre. Ha fallito nel convincere il suo popolo multietnico della giustezza di quelle guerre, come pure ha fallito nell’instillare la sua ideologia negli altri paesi ”. Nell’intervista,Assad avrebbe anche parlato delle posizioni di Francia e Gran Bretagna: “Sin dall’inizio della crisi, Usa, Francia e Gran Bretagna hanno tentato di fare un’invasione militare ma sfortunatamente per loro le cose hanno preso una piega diversa. Hanno tentato di convincere Russia e Cina a cambiare le loro posizioni al consiglio di sicurezza Onu ma non ci sono riusciti. Hanno fallito nel convincere i loro popoli e il mondo intero che la loro politica in Medio oriente è intelligente e utile”, ha sottolineato il leader ribadendo ai paesi occidentali di evitare un’operazione militare in Siria perché “gli sviluppi nel Paese non sono una rivoluzione popolare o una domanda di riforme. Questo è terrorismo”.

Guerra a tutti i costi. E’ proprio così, gli Stati Uniti hanno già deciso cosa fare in Siria, invadere. Non si spiegherebbero altrimenti le parole di John Kerry, parole di guerra, parole di chi non ha alcun interesse a verificare i risultati sul posto in quanto, indipendentemente da essi, Washington ha già deciso per la “democrazia dei Tomohowk”. Così Kerry può presentarsi in tv sostenendo che in Siria ci sia stato un uso su larga scala di armi chimiche, sostenendo che ci sarebbero pochi dubbi che il regime di Assad sia responsabile del loro uso. Una posizione al limite della pervicacia che non tiene conto, o non vuole tenere conto, delle indicazioni provenienti dalla realtà. Sembra quasi che Kerry non abbia mai saputo nulla di Carla Del Ponte e del fatto che nel maggio 2013 i ribelli siano stati accusati di aver usato armi chimiche, e non il governo siriano. L’attacco con i gas di mercoledì 21 agosto in Siria ha “sconvolto la coscienza del mondo“, ha poi aggiunto Kerry, precisando che ovviamente non potrà essere senza conseguenze. Addirittura grottesche poi le menzogne successive: “Il regime siriano ha qualcosa da nascondere. Il via libera agli ispettori è arrivato troppo tardi. Siamo in possesso di informazioni e le stiamo valutando insieme agli alleati“. Quali siano queste prove non è dato sapere, l’unica cosa certa è che la Russia di prove che inchiodano i ribelli ne ha inviate alle Nazioni Unite, ma sembra che la cosa non abbia scalfito le sicurezze di Obama e Kerry.  Non solo, Damasco avrebbe accettato immediatamente di inviare gli ispettori Onu sui luoghi dell’attacco chimico, ma avrebbe fatto prima notare che le zone degli attacchi sarebbero sotto controllo militare ribelle e che quindi non poteva garantire al cento per cento la sicurezza. E’ ben diverso sostenere che Damasco abbia voluto prendere tempo per disfarsi di prove, peraltro partendo sempre dal presupposto opinabile che sia Assad il responsabile. Il portavoce della Casa Bianca. Jay Carney,  ha confermato: “Ci sono pochi dubbi sul fatto che sia stato il governo di Assad a usare le armi chimiche“. Ma precisa che Obama non ha ancora deciso l’azione. Visto che centinaia di migliaia di civili iracheni sono morti a seguito di prove false prodotte sull’Iraq, ecco che ben si capisce la paura di quelli siriani con gli Stati Uniti che mostrano il solito modo di creare un “casus belli”, prima inventano le accuse e poi trovano o costruiscono le prove. Questa volta però Obama e Kerry sono andati persino oltre, hanno detto che attaccheranno comunque in quanto hanno deciso chi è il colpevole indipendentemente dalle prove, che a questo punto non serviranno a nulla. Insomma, gli Usa partono dal presupposto che sia ormai impossibile provare chi è stato a usare le armi chimiche, fatto falso, per scaricare tutta la responsabilità contro Assad e intervenire.

Le prove dei Russi

Ma i russi avrebbero raccolto delle prove che dimostrerebbero come gli attacchi chimici perpetrati contro le due Ghuta di Damasco siano opera dei miliziani dell’insurrezione e non delle forze regolari, come hanno tentato di far credere i responsabili dell’opposizione armata siriana e i loro alleati occidentali e arabi: (Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Israele). Come riportato qui: http://www.ossin.org/crisi-siriana/le-armi-chimiche-sono-state-usate-dai-ribelli.html, i russi sarebbero riusciti a raccogliere delle foto e dei documenti che mostrano i proiettili caricati ad armi chimiche sparati a partire dalle regioni controllate dagli insorti, e sarebbero  state presentate  dai rappresentanti russi alle Nazioni Unite nella notte tra il 21 e il 22 agosto scorso, mentre l’Arabia Saudita faceva ogni sforzo perché si indicesse una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza. Sempre secondo quanto riportato i membri del Consiglio di sicurezza sarebbero stati completamente stupefatti e si sarebbero accontentati di una riunione ordinaria conclusasi con l’intento di cominciare le investigazioni preliminari. Ignorando queste prove però, i media occidentali e delle monarchie arabe hanno continuato a suonare sulla grancassa della guerra, creando un movimento di opinione tale che spinge verso il conflitto al punto che ora questo sembra inevitabile. Ma non è finita qui, il corrispondente del giornale libanese As-Safir in Francia, Mohammad Balloute, secondo Ossin.org ha scritto un articolo datato il 23 agosto citando fonti arabe nel quale affermava che le delegazioni occidentali e americane abbiano già ricevuto documenti russi convincenti circa il coinvolgimento dei ribelli in questi attacchi. Tali prove consterebbero di foto satellitari di due missili lanciati a partire dalla Ghuta orientale, più precisamente dalla località di Duma, caposaldo della milizia Liwa Al-Islam (Brigata dell’Islam), forte di 25 mila elementi, al comando di Zahrane Allouche .L’ambasciatore siriano alle Nazioni Unite, Bachar al Jaafari, in arrivo da Damasco, avrebbe presentato anch’egli dei documenti che confermerebbero la versione russa. Secondo i Russi, quelli sparato a Ghouta sarebbero dei missili chimici di fabbricazione locale. Il primo sarebbe caduto a Jobar, in prossimità della città vecchia, e il secondo in una regione situata tra Zmelka e Arbine. Ma agli Stati Uniti tutto questo non interessa.

Gracchus Babeuf

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