Siria. I curdi avanzano e Ankara si arrabbiaTribuno del Popolo
domenica , 22 gennaio 2017
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Siria. I curdi avanzano e Ankara si arrabbia

Siria. I curdi avanzano e Ankara si arrabbia

Le milizie curde avanzano nella zona di Kobane, in Siria, costringendo l’Isis a ritirarsi nella sua roccaforte, Raqqa. Stranamente però la Turchia non sembra rallegrarsi di tutto ciò, anzi…

Novità dal fronte in Siria dove le milizie curde hanno lanciato una vittoriosa offensiva nella zona settentrionale riportando una serie di significative vittorie contro le schiere del Califfato. Si tratta del compimento di uno sforzo bellico cominciato all’indomani dell’assalto dello Stato Islamico su Kobane, e di uno schiaffo importante all’Isis, che ora si trova sulla difensiva dopo la perdita della cittadina di Tel Abyad, vicino al confine con la Turchia. Il Califfo si era impossessato della città e delle campagne limitrofe dal gennaio del 2014, e a seguito dell’avanzata delle milizie curde migliaia di civili sunniti hanno abbandonato le loro case cercando la salvezza ai valichi con la Turchia. Il Califfo avrebbe subito perdite molto importanti ma i miliziani dell’Isis prima di abbandonare la città avrebbero minato strade e case, rendendo quindi difficile per i cittadini tornare nelle loro case. Stranamente però chi non è contento per questa vittoria dei curdi è la Turchia, che anzi da tempo viene accusata da più parti di favorire indirettamente lo Stato Islamico, ad esempio permettendo ai jihadisti internazionali di utilizzare la frontiera con la Siria senza problemi. Senza Tel Abyad, posta di fronte alla città turca di Akcacale, per i jihadisti sarà più difficile far passare uomini e mezzi in Siria, per questo la sconfitta patita dall’Isis rischia di pesare non poco in vista della continuazione della guerra. A preoccupare ora è l’afflusso dei profughi, 20.000 solo a giugno, profughi che proprio i turchi non sembrano voler accogliere e che si trovano in condizioni precarie. Ma a ben guardare Ankara sembra più che delusa delle vittorie dei curdi, e infatti il ministro degli esteri turco, Davutoglu, ha accusato le milizie curde di essersi abbandonati a massacri di sunniti come lo Stato Islamico, ma è la stessa Rai News a ricordare come lo faccia senza esibire uno straccio di prova. E di conseguenza si può anche spingersi ancora oltre sostenendo che ormai sembra quasi palese che lo Stato Islamico dal punto di vista geopolitico sia per certi versi uno strumento di cui varie potenze si servono per ottenere dei vantaggi nel Medio Oriente, e che quindi sia ben più difficile del previsto combatterlo.

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