Siria. I curdi riprendono Kobane ma devono fare i conti con ErdoganTribuno del Popolo
domenica , 24 settembre 2017
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Siria. I curdi riprendono Kobane ma devono fare i conti con Erdogan

Dopo una strage terribile di oltre 200 civili, molti dei quali uccisi nelle loro case da parte dei miliziani dell’Isis, i combattenti curdi dell’Ypg sono riusciti a riprendere il controllo della città dopo aspri combattimenti. E i curdi, dopo le dichiarazioni di Erdogan,  si trovano tra l’ “incudine” del Califfo e il “martello” di Ankara.

Dopo ore di accesi combattimenti alla fine i combattenti curdi dell’Ypg sono riusciti a riprendere il controllo di Kobane, la città curda divenuta simbolo della resistenza al Califfato. Kobane era diventata “famosa” a seguito della vittoriosa resistenza a gennaio contro le truppe dell’Isis, poi sembrava essere stata finalmente messa in sicurezza, fino ai giorni scorsi. Poi i tagliagole dell’Isis sono riusciti a infiltrarsi nottetempo nella città facendo breccia nei checkpoints utilizzando i kamikaze. Una volta all’interno del centro abitato i miliziani dell’Isis hanno fatto irruzione nelle case massacrando donne e bambini mentre ancora dormivano nei loro letti. Si è trattato di uno dei massacri più tremendi perpetrati dallo Stato Islamico con oltre 200 persone giustiziate in poche ore dai miliziani. In ogni caso le forze dell’Ypg hanno subito accerchiato i guerriglieri dell’Isis che si erano asserragliati all’interno di diversi edifici, e dopo diverse ore sono riusciti a eliminarli o a ricacciarli fuori dalla città. Secondo Redur Xelil, portavoce della milizia curda Ypg, sarebbero stati più di 60 i militanti del Califfato uccisi, mentre altri sarebbero riusciti a fuggire verso il confine con la Turchia. Nel corso dei combattimenti i curdi dell’Ypg avrebbero fatto saltare in aria la sede di Medici senza Frontiere che i jihadisti avevano occupato nel tentativo di resistere a oltranza. Questa vittoria da parte dei curdi segnala comunque quanto sia effimera e precaria la situazione al fronte, con i miliziani del Califfo che possono attaccare da un momento all’altro confidando anche di poter utilizzare il confine turco per mettersi al riparo. E infatti proprio la Turchia viene accusata da parte dei curdi e del governo di Damasco di continuare a prestare aiuto logistico e non solo ai miliziani del Califfato, nonostante il premier Erdogan abbia respinto al mittente le accuse. In realtà però non è sembrato molto convincente, ancor più che per il governo di Ankara ha da sempre definito quello dei curdi un problema paragonabile a quello dell’Isis. La comunità internazionale però tace, non prendendo alcuna misura nei confronti di un paese, la Turchia, sui cui rapporti con il Califfo e i ribelli siriani gravano delle ombre difficili da dissipare. Insomma per i combattenti curdi si prospetta un futuro molto difficile, un futuro nel quale dovranno guardarsi sia dallo Stato Islamico, sia dal risentimento dei turchi che potrebbero cercare di aiutare i sunniti contro le popolazioni curde in quanto la creazione di uno Stato autonomo curdo ai confini di Ankara non verrebbe mai accettata da Erdogan a nessun prezzo, anche se per evitarlo bisognasse prendere le parti del Califfato.

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