Siria, il conflitto dimenticato del Paese che non teme l'OccidenteTribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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Siria, il conflitto dimenticato del Paese che non teme l’Occidente

 Nessuno parla più della Siria dove per tre anni si è combattuta una feroce guerra civile alimentata dall’esterno e volta a distruggere il governo di Assad. Damasco però ha retto e ora i media della Siria non parlano semplicemente più mentre l’esercito combatte contro gli estremisti dell’ISIS, gli stessi che hanno attaccato l’Iraq lasciando una lunga striscia di sangue dietro di sè. 

Fino a due anni fa la Siria guadagnava le prime pagine dei giornali. Anzi, non c’è bisogno di andare troppo indietro, basta andare alla scorsa estate e ricordarsi brevemente della clamorosa farsa delle armi chimiche e dell’eccidio di Ghouta. All’epoca tutti i media titolavano accusando Damasco di aver utilizzato gas velenosi contro il proprio stesso popolo, un vero e proprio crimine di guerra con però il piccolo dettaglio che non era stato provocato dai soldati siriani bensì dall’opposizione. Senza alcuna prova gli Usa e l’Occidente accusarono però Assad, arrivando persino a pochi passi da un vero e proprio intervento militare della Nato, evitato all’ultimo solo grazie all’interposizione della Russia di Putin.  In quell’occasione il segretario di Stato americano Kerry si era presentato in tv brandendo foto false che ritraevano bambini uccisi in Iraq e non in Siria, e si sfiorò davvero il bombardamento della Siria. I fatti però hanno la testa dura e alla fine gli Stati Uniti di fronte all’evidenza che Damasco non aveva alcun motivo di utilizzare le armi chimiche contro i civili, peraltro mentre si trovava in posizione di vantaggio sul campo, hanno semplicemente fatto cadere la cosa. Da allora di Siria non si è semplicemente più parlato e il motivo era che l’opposizione siriana era diventata sempre più sanguinaria ed estremista mentre l’esercito guadagnava posizioni. Alla fine la Siria a prezzo di decine di migliaia di morti e feriti ha retto alla violentissima aggressione subita e ha reagito con la rielezione di Assad nelle presidenziali, un segno che la popolazione siriana, spaventata dalle violenze e dall’oltranzismo di gran parte dell’opposizione, ha scelto di compattarsi attorno a Damasco.

Se Assad avesse ceduto probabilmente la Siria sarebbe diventato un vero e proprio Califfato islamico con buonapace dei sentimenti di democrazia evocati dall’Occidente, che però nei fatti hanno finanziato e favorito proprio i jihadisti più radicali. Damasco invece ha retto, ha reagito, e oggi la Siria ha ripreso il controllo di quasi tutti i centri urbani rilevanti, ponendo le basi per la futura liberazione delle regioni ancora sotto controllo dell’opposizione. Oggi l’esercito di Assad combatte non più contro civili esasperati e vogliosi di libertà, bensì contro estremisti islamici pronti a tutto, quelli dell’ISIS che il mondo ha imparato a conoscere lo scorso mese durante la loro avanzata verso Baghdad. Si tratta di jihadisti estremisti e pronti a tutto che non esitano a giustiziare tutti quelli che ritengono essere “infedeli”, si tratta di una vera e propria organizzazione del terrore che è stata sostanzialmente favorita proprio dagli interessi occidentali in Medio Oriente. Forse è proprio per questo che non si parla più della Siria, dei colpi di mortaio contro le case, dei soldati decapitati, delle autobombe davanti a mercati e quartieri residenziali. E’ per questo che non se ne parla così come non si parlava delle violenze perpetrate dai ribelli libici ai tempi della guerra civile contro Gheddafi. Ma il fatto stesso che Assad al posto del Colonnello sia rimasto lì, saldo al potere, induce a pensare che ci saranno nuovi capitoli e che forse tra qualche anno, quando il clima bellico scemerà, sarà possibile tracciare bilanci e ricostruire le responsabilità che hanno portato al massacro di un Paese come quello siriano dove terroristi islamici depredano e distruggono infrastrutture e bellezze culturali.

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