Siria. Il fallimento della politica UsaTribuno del Popolo
domenica , 26 marzo 2017
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Siria. Il fallimento della politica Usa

Dopo 4 anni di guerra, decine di migliaia di siriani uccisi, città intere rase al suolo, ecco che gli Stati Uniti si rendono conto che il loro progetto di “regime changing” a Damasco è completamente fallito. E oggi a Washington si rendono conto che lo Stato siriano è un argine all’espansione dello Stato Islamico, come ha riconosciuto il direttore della Cia, John Brennan. 

Quattro anni di guerra civile sono tanti, talmente tanti che a oggi, come riferito da molti giornali, persino le luci viste dall’alto sembrano scomparse. Una guerra che ha distrutto intere regioni, con bande di jihadisti che hanno letteralmente preso possesso di città e villaggi imponendo le loro leggi del terrore a cittadini inermi, o peggio perpetrando massacri quotidiani. L’Occidente ha avuto un atteggiamento a dir poco complice dal momento che per anni non ha voluto vedere altro che i crimini veri o presunti commessi dalle forze governative siriane, rinunciando a vedere che dall’altra parte non vi erano quei ribelli romantici e assetati di libertà che hanno conquistato molti opinionisti fan della democrazia in occasione delle Primavere Arabe, o meglio non solo. Lo ha scoperto lo stesso Domenico Quirico, giornalista de “La Stampa”, che è finito prigioniero di quegli stessi ribelli di cui la nostra stampa parlava bene. Col passare del tempo però il fatto che la cosiddetta opposizione ad Assad sia finita nelle mani dei jihadisti più radicali e spietati, tra cui Al Nusra e Isis, è finito dotto gli occhi di tutti, e ora persino gli Stati Uniti avrebbero sostanzialmente ammesso che sarebbe davvero un problema il collasso del governo siriano dal momento che permetterebbe ai miliziani islamisti di prendere il potere in Siria, e lo ha ammesso non un opinionista a caso, bensì John Brennan, il capo della Cia. Brennan ha detto chiaramente di essere preoccupato di una eventuale uscita di scena di Assad perchè porterebbe a una crescita esponenziale dello Stato Islamico. Ma a Washington da questo punto di vista possono stare tranquilli dal momento che Assad non ha alcuna intenzione di lasciare e anzi le forze governative hanno ormai riconquistato grandi porzioni di territorio in precedenza caduto sotto le mani ribelli. Brennan ha anche detto che per sconfiggere l’Isis e i veterani di Al-Qaeda bisognerebbe rafforzare “l’opposizione siriana che non è estremista”, ma a oggi si può tranquillamente sostenere che esista solamente nelle menti degli analisti americani dal momento che sul campo l’opposizione ad Assad è quasi interamente in mano ai jihadisti, al punto che alcuni battaglioni del cosiddetto FSA hanno addirittura siglato una sorta di alleanza con i governativi in chiave anti-Jihadista. Brennan poi ha detto anche un’altra cosa: “Nessuno di noi, Russia, Usa, la coalizione, e gli stati regionali, vorrebbe vedere un collasso del governo e delle istituzioni politiche a Damasco”. Una affermazione che sostanzialmente, tra le righe, ammette il fallimento della politica americana di “regime change” in Siria.

Photo Credit https://www.flickr.com/photos/syriafreedom/6875407741/

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