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mercoledì , 18 gennaio 2017
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Siria. Il punto sul fronte. La resa dei conti è vicina?

Nonostante i media occidentali insistano nel delineare la situazione siriana come prossima alla disfatta di Bashar al-Assad, la realtà raccontata da giornalisti indipendenti sembra essere ben diversa. Secondo Robert Fisk dell’Indipendent i ribelli starebbero avanzando grazie a una nuova tattica dell’esercito siriano: svuotare le campagne per attenderli nelle città. 

Siria esercito

A dispetto della stampa occidentale, che ci parla di un regime al collasso e dei ribelli che ormai stringono d’assedio Damasco, la realtà sul campo in Siria sembra essere molto diversa, e purtroppo per i suoi abitanti nessuna delle due parti sembra essere ancora in grado di prevalere in tempi brevi. Secondo Robert Fisk, giornalista che lavora per l’Indipendent, l’avanzata ribelle degli ultimi giorni si spiegherebbe con la decisione presa dai vertici militari siriani di arretrare per asserragliarsi nelle città, in modo così da difendere con maggior efficacia punti considerati strategici. Assad insomma starebbe cercando di concentrare le sue truppe migliori a Damasco, in attesa di lanciare una controffensiva in grado di riacquistare le posizioni perdute e di aumentare la propria posizione negoziale. Insomma quella di Damasco sarebbe stata una scelta di natura tattica, non una resa di fatto all’avanzata organizzata dai ribelli foraggiati dalle potenze straniere. Come  ha ricordato Fisk questo significherò, inevitabilmente, la perdita da parte del governo siriano del controllo su gran parte delle campagne siriane, in particolare nel nord e nell’ovest della Siria, ma in compenso le truppe ripiegate in città consentiranno di impedire ai ribelli di conquistare i simboli del potere. In molti ora pensano che le sorti del regime di Damasco siano segnate, e che ormai si tratti delle fasi finali del conflitto, che potrebbe durare non più di un mese o due. In molti presenti sul posto, Fisk in primis, sostengono invece il contrario, che l’esercito siriano dispone ancora di migliaia di uomini, e che semmai l’esercito si è sistemato per resistere ancora mesi e mesi, occupando solo le posizioni che sarebbe in grado di difendere attivamente.

Un cambiamento tattico- Uno degli errori commessi sino a questo momento dall’esercito siriano infatti, è stato quello di occupare capisaldi, villaggi e postazioni strappati ai ribelli ma difficilmente difendibili in quanto lontani dalle arterie di comunicazione e dalle città. Inoltre secondo alcuni diplomatici stranieri citati dall’Indipendent, in privati molti ufficiali del Free Syrian Army avrebbero ammesso che i loro attacchi a Damasco sarebbero tutti falliti, e che avrebbero subito perdite importanti, rendendo impossibile, almeno nelle prossime ore, puntare a un’attacco della capitale. Il governo inoltre avrebbe deciso di utilizzare meno aerei ed elicotteri dal momento che i ribelli sono entrati da tempo in possesso di ingenti munizioni antiaeree e avrebbero abbattuto diversi velivoli. Per questo gran parte del futuro della Siria dipenderà dall’esito della battaglia di Damasco, città dove ormai si trova la stragrande maggioranza dell’esercito di Bashar al-Assad. Secondo molti analisti inoltre, l’esercito starebbe organizzando da mesi milizie armate cittadine nella capitale che entrerebbero in funzione una volta cominciato ufficialmente l’assalto finale dei ribelli.

Una cosa però è certa, la gente non ce la fa più perchè si attendeva un conflitto molto più breve, e soprattutto ora comincia seriamente a esserci scarsità di beni alimentari, di elettricità e di lavoro. Anche tra i ribelli però vi sono di questi problemi, con scontri continui tra il Free Syrian Army e le brigate islamiche di Jabhat al-Nusra, che accusano i vertici dell’opposizione di non saper aiutare la popolazione. Attualmente comunque i ribelli controllano la stragrande maggioranza delle campagne e alcuni quartieri ad Aleppo, Homs e Hama.

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