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domenica , 22 ottobre 2017
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Siria, Iran e Corea del Nord dicono “no” al Trattato sulle armi Onu. Vediamo perchè…

Ieri Iran, Corea del Nord e Siria hanno detto “no” all’approvazione del primo Trattato internazionale sulla compravendita delle armi dopo che anche gli Stati Uniti aveva deciso di dire “si”. Come prevedibile tutti hanno accusato i tre paesi di terribili violazioni dei diritti umani, ma come mai hanno detto “no” al piano?

armi

Erano sette anni che l’Onu portava avanti le trattative per il primo Trattato internazionale sulla compravendita delle armi. Anche gli Stati Uniti avevano deciso di approvare questo trattato, ma alla fine è mancato un consenso unanime tra i 193 paesi membri dell’Onu a causa del rifiuto da parte di Siria, Corea del Nord e Iran. Come comnprensibile  il segretario dell’Onu, Ban Ki moon, si è detto profondamente deluso per il fallimento della trattativa. Anche Amnesty International si è scagliato senza tentennamenti contro i tre paesi, ricordando che sono accusati di “terribili violazioni dei diritti umani, avendo perfino usato armi contro i propri cittadini”, dimenticando che, ammesso che sia vero, sono tre paesi in ottima compagnia. “Non è un fallimento, il successo  è stato rinviato, ma non di molto”, ha commentato l’ambasciatrice britannica all’Onu, Jo Adamson. Martedì si attende il “si” dell’Assemblea Generale al Trattato, ma dopo il gran rifiuto dei tre Paesi  non si è potuto adottare il testo ”per consenso”, ossia con il via libera all’unanimità. Ora per l’approvazione ci andrebbe il “si” di due terzi dei membri, ma Mosca ha già fatto sapere che non voterù “sì” a un’iniziativa che non tiene conto delle minoranze. Il documento definisce per la prima volta gli standard internazionali per la compravendita di armi, il cui giro d’affari è stimato intorno ai 60 miliardi di dollari, legandoli al rispetto dei diritti umani: non controlla l’uso domestico, ma richiede che i membri si dotino di normative nazionali sul trasferimento delle armi e delle loro componenti. È previsto inoltre il divieto, per gli Stati che ratificano il trattato, di trasferire armi convenzionali in caso di violazione di un embargo, atti di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Per autorizzare o meno l’esportazione, il testo prevede che siano i Paesi a valutare se le armi potrebbero essere usate per violare i diritti umani o utilizzate da terroristi o membri della criminalità organizzata.

E’ facile capire come gli stati che si sentono in una situazione di conflittualità con il cosiddetto blocco occidentale abbiano visto con sospetto questo trattato, ancor più che si elude, come al solito, un nodo centrale: chi mai potrebbe far applicare una qualsiasi sanzione agli Stati Uniti? Può sembrare un nodo sterile e propagandistico, ma che garanzie potrebbero avere Pyongyang, Damasco e Teheran che tale Trattato non verrà utilizzato per motivi politici per indebolire la sovranità dei rispettivi paesi? E soprattutto, è davvero pensabile che sia un semplice Trattato a fissare un budget, quello delle armi, che continuerebbe sicuramente per altri mezzi, lontano dalle lenti di ingrandimento delle Nazioni Unite? In Siria gli Stati Uniti e i paesi del Golfo hanno distribuito decine di migliaia di armi automatiche e altre attrezzature ai ribelli siriani, gli stessi che, al pari delle truppe di Damasco, si sono macchiati di gravi crimini di guerra ai danni di civili inermi. Evidentemente Siria, Corea del Nord e Iran non sono quindi gli unici paesi che utilizzano e inviano armi. Come se non bastasse anche negli Stati Uniti ci sono molti scontenti. Il sì di Obama al testo infatti, ha suscitato le ire  della National Rifle Association (Nra): la potentissima lobby delle armi statunitense ha definito il trattato un attentato al diritto sancito nel Secondo Emendamento della Costituzione Usa, quello che garantisce a tutti il possesso di pistole e fucili per la legittima difesa. Anche in caso di firma del trattato l’Nra non ha intenzione di arrendersi e promette di fare pressione insieme ai suoi alleati in Congresso per impedirne la ratifica.

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