Siria. Iran e Usa pronti a invervenire?Tribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Siria. Iran e Usa pronti a invervenire?

Siria. Iran e Usa pronti a invervenire?

Secondo diverse fonti l’Iran invierà 4000 guardie rivoluzionarie in Siria per difendere Damasco dalle bande ribelli a maggioranza sunnita. Si tratta di una risposta alla decisione di Washington di dispiegare missili Patriot e F-16 in Giordania, il primo passo prima di una no-fly zone per aiutare i ribelli siriani. 

 Photo (AFP Photo / Str)

L’Iran potrebbe dispiegare ben 4000 guardie rivoluzionarie in Siria. Nessuna sorpresa dal momento che Damasco e Teheran sono due saldi alleati,  semmai la preoccupazione di una possibile escalation dal momento che gli Stati Uniti hanno inviato f-16 e missili Patriot nella vicina Giordania, in attesa di una no-fly zone che potrebbe essere dichiarata nei prossimi giorni per aiutare i ribelli siriani. A riportare questa notizia il The Indipendent, che domenica ha citato alcune fonti iraniane sostenendo come la Repubblica Islamica avrebbe deciso di farla finita con le bande ribelli e di aiutare in prima persona Assad a rimanere al potere. Il timore è che si stiano facendo dei passi verso una nuova escalation che potrebbe portare anche all’apertura di un nuovo fronte, questa volta sulla frontiera del Golan, contro Israele. Proprio le alture del Golan sono diventate negli ultimi tempi una fonte di instabilità con scontri crescenti lungo il confine tra forze fedeli ad Assad e ribelli. Proprio Israele in modo unilaterale e illegale ha bombardato in due occasioni il territorio siriano, aumentando quindi i rischi di una possibile escalation.

Ma il vero motivo che avrebbe spinto Teheran a inviare i soldati in Siria sarebbe il coinvolgimento attivo degli Stati Uniti, che negli scorsi giorni hanno annunciato di voler aiutare materialmente i ribelli siriani. Per giustificare questo maggiore coinvolgimento americano, Obama ha tirato fuori che Damasco avrebbe superato la “linea rossa” utilizzando armi chimiche contro le forze dell’opposizione. Inutile ricordare che la Siria dispone di aerei da guerra e altre armi convenzionali per questo sfugge il senso dell’utilizzo da parte di Damasco di armi chimiche, visto e considerato che mezzo mondo aspetta solo un passo falso per intervenire. Sabato gli Stati Uniti hanno annunciato di voler dispiegare diversi F-16 e i missili Patriot in Giordania, ufficialmente per una esercitazione, anche appare chiaro a tutti il reale intento della mossa del Pentagono. Lo stesso giorno il Washington Post ha riportato l’esistenza di basi clandestine americane in Giordania e Turchia che farebbero da teste di ponte per fare arrivare le armi ai combattenti ribelli in Siria. Questo senza contare gli aiuti militari e finanziari che arriveranno ai ribelli da parte dei loro alleati sunniti nella zona. La Russia però non ci sta, e per bocca del ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha ammonito che ogni tentativo di imposizione di no-fly zone in Siria sarebbe una chiara violazione della legge internazionale.

Ma non è finita qui, secondo il quotidiano tedesco Der Spiegel anche l’Arabia Saudita avrebbe deciso di intervenire direttamente fornendo armamenti moderni all’opposizione siriana. Proprio l’Arabia Saudita si era scagliata contro l’intervento nel conflitto di Hezbollah, attualmente impegnato nell’assedio di Aleppo, una delle ultime roccaforti siriane ancora in mano ai ribelli. La situazione ora resta esplosiva in quanto Israele potrebbe decidere di attaccare da un momento all’altro i guerriglieri di Hezbollah che stanno operando in Siria. Proprio l’Arabia Saudita però è accusata da più parti di aver finanziato il fronte Al-Nusra in Siria, collegato agli estremisti islamici di Al Qaeda. Insomma, se si guarda alla Siria come al luogo principe della “crociata sunnita” contro il governo di Damasco, ecco che le truppe inviate dall’Iran altro non sarebbero che un gesto di solidarietà sciita.

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