Siria, Isis e i "ribelli moderati" di ObamaTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Siria, Isis e i “ribelli moderati” di Obama

Siria, Isis e i “ribelli moderati” di Obama

Barack Obama con un discorso alla nazione ha annunciato una nuova crociata contro il “terrore” dell’Isis cui prenderanno parte diversi paesi. Obama ha però detto che non si cercherà alcuna cooperazione con Assad e si finanzieranno i soliti ribelli moderati siriani. Peccato che sia proprio questa la tattica utilizzata negli ultimi tre anni che ha portato, inesorabile, alla nascita dell’Isis. 

C’è una realtà inconfutabile che riguarda il conflitto siriano, ovvero che negli ultimi tre anni e mezzo di guerra civile sono morte oltre duecentomila persone, anche se purtroppo il numero di morti potrebbe essere molto più alto. Una tragedia senza fine che ha lasciato l’Occidente completamente indifferente fino a giugno del 2014, ovvero fin al momento in cui l’Isis non ha fatto un passo ulteriore invadendo diverse regioni dell’Iraq e poi decapitando due giornalisti statunitensi. Da quel momento in poi l’Occidente ha scoperto lo Stato Islamico, ma leggendo le veline vicino al governo siriano si scopre che Damasco e Assad combattono con i jihadisti dell’Isis ormai da diversi mesi. Ora Obama ha indetto una sorta di nuova crociata contro il terrore e lo ha fatto con un discorso alla nazione nella quale ha annunciato una ampia coalizione volta a combattere i terroristi. Ha anche detto che non ci saranno “Boots on the ground” in Siria e Iraq, fatto peraltro smentito dal momento che invierà altri 450 soldati americani a Baghdad, e ha annunciato che ci saranno attacchi all’Isis anche in Siria, dove ovviamente non ci sarà alcun coordinamento con il “malvagio” Assad. Il nocciolo del discorso di Obama è comunque che gli Stati Uniti invieranno denaro e armi ai ribelli cosiddetti moderati. Non è una novità dal momento che questa è la tattica americana sin dall’inizio del conflitto, ed è la tattica che oggettivamente ha condotto alla creazione dello Stato Islamico. In sostanza i jihadisti avrebbero nel tempo oscurato il Free Syria Army dei cosiddetti moderati, diventando loro il riferimento dell’opposizione. Il senatore J.McCain, campione dell’interventismo a stelle e strisce, ha ammesso candidamente nel corso di una intervista rilasciata nei giorni scorsi che molti ufficiali e generali dell Free Syria Army sono passati all’Isis in quanto avrebbe più possibilità di opporsi ad Assad. Non solo, sappiamo anche che il giornalista americano Sotloff è stato venduto ai jihadisti dell’Isis proprio dai ribelli cosiddetti “moderati”, di conseguenza McCain ha sostanzialmente ammesso che versare miliardi al FSA significa alimentare il rischio che soldi e attrezzature finiscano in mano dell’Isis. E poi come mai la Turchia si è sfilata dalla coalizione anti-Isis? Non sarà forse perchè Ankara ha messo a disposizione parte del suo territorio di confine proprio ai jihadisti per utilizzarlo come retroterra per organizzare missioni in Siria? A causa di tutto questo non convince la politica anti-terroristica presentata da Obama più che altro perchè senza nessun coordinamento con l’esercito siriano che combatte davvero i jihadisti da tre anni e mezzo si rischia solamente di esacerbare ulteriormente una guerra civile.

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