Siria. La Casa Bianca non molla e inonda di dollari i ribelliTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Siria. La Casa Bianca non molla e inonda di dollari i ribelli

Siria. La Casa Bianca non molla e inonda di dollari i ribelli

Nonostante sul campo in Siria ormai l’esercito di Damasco sia largamente il vincitore e l’opposizione, in mano agli jihadisti, sembra essersi alienata l’appoggio della popolazione civile,  gli Usa si ostinano a non ammettere di aver preso un granchio e rilanciano: raddoppieranno i dollari di aiuti all’opposizione portandoli a 250 milioni di dollari. 

Mentre i ribelli lasciano una Homs ormai in macerie, l’ex roccaforte dei ribelli contro Damasco, ormai l’esercito siriano è riuscito a riprendere il controllo di tutte le principali direttrici commerciali e di tutti i principali centri urbani. Non solo, a meno di un mese dalle elezioni presidenziali ormai anche gli osservatori stranieri convengono che la stragrande maggioranza della popolazione è disposta a rivotare Bashar Al-Assad e ha voltato le spalle all’opposizione, ormai fagocitata e monopolizzata da gruppi jihadisti allo sbando, responsabili di crimini vergognosi contro la popolazione civile. Gli Stati Uniti e l’Occidente, che hanno appoggiato e finanziato l’opposizione sin dall’inizio sull’onda della menzogna delle Primavere Arabe, ovviamente non hanno mai ammesso di aver preso un granchio in Siria, e anzi cercano ottusamente di rilanciare, ignorando la realtà dei fatti sul campo. Al termine di una riunione avvenuta in Turchia circa tre settimane fa infatti, i ministri degli Esteri degli 11 paesi occidentali e musulmani del gruppo Amici della Siria hanno chiesto l’avvio di trattative per una soluzione politica del conflitto. Peccato che proprio la Turchia sia tutt’altro che un Paese neutrale dal momento che proprio Erdogan è stato accusato di aver ingerito negli affari interni della Siria, appoggiando direttamente ribelli e jihadisti per distruggere il governo siriano; per non parlare delle illazioni che accusano direttamente Ankara di organizzare “incidenti” per ottenere il casus belli per attaccare Damasco. Tutto questo non sembra interessare gli Usa, abituati a proporre al mondo la loro verità, sovrapponendola a quella fattuale. Il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha annunciato uno stanziamento di altri 123 milioni di dollari di aiuti  “non letali” da destinarsi all’opposizione armata, portando così il totale a 250 milioni di dollari. L’opposizione siriana, da parte sua, ha rassicurato la comunità internazionale, preoccupata per l’avanzata della componente jihadista, che non ci saranno vendette e che le armi non finiranno nelle mani sbagliate degli estremisti islamici; peccato che ormai l’opposizione cosiddetta “laica” sia quasi completamente sconfitta e inesistente in Siria. Non solo, gli Usa hanno anche insistito che si tratterà dell’invio di armi “difensive” tra cui  mezzi blindati, giubbotti antiproiettile o occhiali di visione notturna. Peccato che dal momento che l’esercito siriano è il vincitore sul campo, dare armi all’opposizione ormai sconfitta significhi solo prolungare un conflitto che si stava ormai avviando alla conclusione. Evidentemente l’Occidente non può tollerare il fallimento cocente patito in Siria, ed è pronto a rischiare inviando ancora armi, ignorando che il gruppo di Al-Nusra, ormai il leader della rivolta, abbia annunciato di far parte di Al Qaeda. Insomma, sconfiggere Assad significherebbe ormai consegnare il Paese ad Al Qaeda, ma John Kerry e soci sembrano pronti a tutto, anche a rischiare che tali armi finiscano nelle mani di Al Qaeda. Non solo, la Siria deve essere talmente importante per il Pentagono che gli americani potrebbero anche assumere un ruolo più diretto nell’appoggio ai ribelli, il tutto mentre stanno per tenersi elezioni che potrebbero finalmente far finire il bagno di sangue in Siria. 

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