Siria. La Guerra alla storia che distrugge un PaeseTribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
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Siria. La Guerra alla storia che distrugge un Paese

Siria. La Guerra alla storia che distrugge un Paese

Mentre il mondo parla e discute a Ginevra, in Siria la guerra è quotidiana e non riguarda solamente gli esseri umani ma anche i beni archeologici e culturali. Gli estremisti islamici, ma anche i criminali comuni infatti, stanno distruggendo il Tesoro della Siria.

Ci sono molti modi per distruggere un Paese, sicuramente il più efficace e cinico è quello di distruggere le sue vestigia storiche. Esistono pochi paesi che, come l’Italia, potrebbero permettersi di vivere del proprio passato; la Siria è sicuramente uno di quelli, crocevia tra Oriente e Occidente, una delle poche culle della civiltà ancora rimaste al mondo. Non è quindi casuale che terroristi islamici estremisti vedano nelle vestigia del passato un qualcosa da distruggere, vedi quanto fecero i talebani in Afghanistan con le statue millenarie fatte detonare. Tra distruzioni deliberate, furti, scavi illegali, saccheggi e bombardamenti, ora il patrimonio della Siria è a rischio, con monasteri secolari a rischio tombaroli e intere aree archeologiche che rischiano di non sopravvivere alla guerra civile. Si tratta di un patrimonio culturale di oltre 10.000 tra monumenti, siti, centri, storici e opere d’arte, un patrimonio che Damasco cerca disperatamente di difendere, consapevole che la ricostruzione del Paese partirà proprio dalla valorizzazione del patrimonio culturale. Il Paese mediorientale, che è sede di sei siti definiti dall’Unesco patrimonio dell’umanità, ha con l’Italia legami antichi. Fu Apollodoro di Damasco, un esempio tra tutti, l’architetto del Foro di Traiano, e i legami nel mondo antico tra Roma e Damasco erano molo intensi. Nel caso della Siria però quasi non si parla del problema rappresentato dai tesori archeologici, e anche questo rappresenta un problema molto sentito che almeno non si era posto nel caso dell’Iraq, quando tutti riconobbero la necessità di tutelare i beni archeologici anche quando non accadde, vedi i bombardamenti indiscriminati della Nato. Per far capire le proporzioni del danno subito dalla Siria, solo nel 2010 Damasco ha visto fuggire ben 70 missioni archeologiche internazionali, ma nessuno sembra essersi indignato per le devastazioni sin qui subite. La Direzione generale delle antichità e dei musei di Damasco ha lanciato un appello ai belligeranti a non arroccarsi in siti e monumenti, che farebbero la fine della nostra abbazia di Cassino.L’esercito siriano ha dovuto trasportare al sicuro migliaia di oggetti preziosi e documenti, anche se non è riuscito a evitare la distruzione pressochè totale del minareto  medievale della moschea Omayyade di Aleppo. Anche il Krak del Cavalieri, fortezza crociata di XII secolo, avrebbe subito danni ingenti, mentre Apamea, una delle quattro grandi città dell’antichità con Antiochia, Alessandria e Roma, è stata letteralmente presa d’assalto scavi clandestini.

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