Siria. La vittoria di Assad a HomsTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Siria. La vittoria di Assad a Homs

La città vecchia di Homs è stata completamente riconquistata dall’esercito siriano. A centinaia i ribelli hanno lasciato la città dopo tre anni di battaglia a seguito di un patto raggiunto con la mediazione dell’ambasciatore iraniano a Damasco.Una vittoria su tutta la linea per Assad a meno di un mese dalle elezioni presidenziali.

Un tempo il centro di Homs era una autentica gemma artistica al punto da essere uno dei luoghi più significativi dal punto di vista culturale di tutto il Paese. Oggi, dopo che centinaia di ribelli hanno abbandonato il centro della città, rimane un cumulo di macerie, il risultato di oltre tre anni di furiosi combattimenti. Lo sgombero della città è avvenuto a seguito dell’accordo raggiunto con la mediazione  dell’ambasciatore iraniano a Damasco e appoggiato dall’Onu tra esercito e ribelli. Homs non era del resto una città come le altre, era il simbolo della rivolta contro Assad, e il fatto che ora la bandiera siriana sia stata esposta nel centro che era nelle mani dei ribelli ha il forte significato della vittoria per Bashar Al-Assad a meno di un mese alle presidenziali che potrebbero decidere il futuro della Siria. Il quartiere di Bab Amro, roccaforte dei ribelli, oggi è un cumulo di macerie, e anche Piazza dell’Orologio, dove le pallottole volavano fino a poche ore fa, sembra letteralmente ancora un campo di battaglia. Un tempo Homs era una fiorente città con un milione di abitanti, oggi sembra essere una città fantasma, una città però restituita allo Stato siriano grazie alla battaglia strategica combattuta a meno di trenta chilometri dal confine libanese, anche grazie all’aiuto dei miliziani di Hezbollah, schieratisi accanto a Damasco contro le milizie sunnite dell’opposizione. Grazie alle vittorie di Quasayr in estate, e di Homs, l’esercito siriano è riuscito a liberare un corridoio di vitale importanza che conduce ad Aleppo, a nord, riaprendo le vie di comunicazione verso la costa di Latakia e Tartous, roccaforti di Assad. Come riportato anche dal Sole 24 Ore in sostanza Damasco sarebbe riuscita a spezzare le linee di rifornimento dei gruppi ribelli dal Libano e da Nord, al confine con la Turchia. Le cose cambiarono a Homs circa un anno fa, nel 2013, quando la situazione sembrava destinata a uno stallo senza fine. Furono i militanti di Hezbollah a spostare gli equilibri e a portare alla vittoria di Qusayr, condannando così le roccaforti ribelli a Homs. Fu allora che il fronte dell’opposizione ad Assad si incrinò, con l’emergere di gruppi jihadisti come Al Nusra che presero progressivamente il controllo della guerriglia, estremizzando la lotta e alienando quasi tutti i consensi della popolazione civile alla rivolta. E intanto, mentre l’esercito siriano ha ormai vinto sul campo una guerra civile costata 150.000 morti e immani distruzioni materiali, i jihadisti in fuga si abbandonano a devastazioni senza fine, vedi l’attentato compiuto da Al Nusra nel centro storico di Aleppo nelle scorse ore, quando il tritolo accumulato nei tunnel sotto lo storico Hotel Carelton è stato fatto saltare provocando decine di vittime tra civili e distruggendo edifici storici nelle vicinanze. 

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