Siria: l’impero del kaos colpisce ancoraTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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Siria: l’impero del kaos colpisce ancora

All’origine della guerra in Siria troviamo la volontà dell’Impero di favorire la creazione di una situazione caotica utilizzando ogni mezzo, intervento palese, guerra civile, terrorismo per favorire i suoi vassalli nell’area. L’obiettivo non è solo quello di esercitare il controllo su una determinata area per sfruttarne le risorse, ma di sottrarre una zona al controllo dei concorrenti o per mettere i bastoni tra le ruote ad uno sviluppo pacifico delle relazioni politiche e commerciali (D. Moro: La terza guerra mondiale ed il fondamentalismo islamico).

Jamal Wakeem, professore dell’Università Libanese di Beirut, intervistato da  Russia Today ha dichiarato “Credo che i russi siano consapevoli del fatto che la guerra in Siria è una guerra per procura diretta contro di loro e contro il loro alleato: la Cina. Fa parte di un piano più grande degli Stati Uniti per bloccare le rotte commerciali marittime dell’Eurasia”.

Insomma gli obiettivi USA sono di interrompere la Via della Seta cinese e togliere alla Russia l’unica base attiva nel mediterraneo a Tartus. In particolare se l’Ucraina serviva rompere la possibile collaborazione germano-russa orientata verso l’Eurasia, la Siria serve anche ad intralciare la “via della seta” vista come un passo verso la formazione di un blocco sino-euroasiatico come sottolineano Alberto Rabilotta e Michel Agnaïeff in un loro interessante saggio pubblicato da Marx XXI.
Inoltre essi devono appoggiare i loro alleati nella zona. Israele è felice di annettersi le alture Golan ed eliminare un avversario resiliente ai suoi confini.  L’Arabia Saudita e Qatar sono contente di far fuori l’ultimo residuo del socialismo arabo. La Turchia infine, membro della NATO, che rivendica la propria influenza su parti dell’antico impero ottomano per rinverdire il fasti del sultanato, anche se oggi le relazioni con gli USA sono alquanto gelide dopo il tentativo di colpo di stato.

Gli Israeliani stendono accordi più o meno palesi con organizzazioni integraliste islamiche armate per isolare Hezbollah, le petromonarchie del golfo volevano isolare l’Iran e tenerlo fuori dalla vendita del petrolio per evitare la concorrenza, cosa che non è andata in porto, ma cercano almeno di isolarlo politicamente sostenendo la guerra religiosa settaria, armando i terroristi ed all’inizio anche l’ISIS come per altro sembra abbiano fatto britannici e americani.

Tuttora gli USA sostengono il Fronte al-Nusra (emanazione di Al Qaida) e il PKK organizzazioni che considerano terroristiche in casa propria. Il risultato è stato la distruzione di un intero paese con un governo che prima della guerra civile veniva considerato assai popolare e incensato dai governi occidentali, in particolare dall’Italia. Il presidente della repubblica Napolitano nel 2010, nel corso della prima visita di un presidente italiano in Siria, dichiarava: “Esprimo apprezzamento per l’esempio di laicità e apertura che la Siria offre in Medioriente e per la tutela della libertà assicurate alle antiche comunità cristiane qui residenti” e auspicava che i già buoni rapporti tra i due stati migliorassero. Cosa è cambiato in nemmeno un anno? L’Impero ha richiamato all’ordine i propri vassalli a sovranità limitata.

L’intervento in Siria e Libia ha inoltre dato la stura al terrorismo in Europa. Noi oggi arrestiamo a casa nostra gente che armiamo in Siria e che già rivolta le armi contro di noi. Inoltre bisogna chiarire che la migrazione di massa, ormai a livelli incontenibili, aiuta solo l’estrema destra in Europa ed è anch’essa figlia del nostro sostegno ai tagliagole siriani. Non solo il Medio Oriente viene destabilizzato ma anche l’Europa stessa. La guerra calda in Medio oriente alimenta la guerra tiepida in Ucraina contro la Russia e quella fredda nel Mar Cinese Meridionale contro la Cina. L’iImpero ha bisogno di un nemico visibile per potere alimentare il complesso militar-industriale che già il presidente Eisenhower additava come una minaccia per la democrazia negli stessi Stati Uniti.

John Kerry ha confessato candidamente in un incontro con i supporter della cosiddetta “opposizione” siriana, reso noto da questi ultimi, che Hezbollah “non lotta contro di noi” e che i russi sono in Siria legalmente, gli americani no.

Il già citato Jamal Wakeem ha dichiarato inoltre: “credo si debba menzionare la presenza dei rappresentanti delle ONG che operano nei territori ribelli. Questo dimostra che gli Stati Uniti stanno utilizzando queste ONG come strumento di soft power, al fine di rovesciare il regime siriano”. Ogni volta che le forze governative coadiuvate dai russi si avvicinano ad un obiettivo strategico nascono le infinite lagnanze sul bombardamento di scuole e ospedali sicché dalla concentrazione dei servizi scolastici e sanitari la Siria sembra più la Svezia che non un paese del Medio Oriente.  Le ONG sono parte integrante delle cosiddette «Psyops» ossia Operazioni psicologiche che sono definite dal Pentagono me “operazioni pianificate per influenzare attraverso determinate informazioni le emozioni e le motivazioni e quindi il comportamento dell’opinione pubblica, di organizzazioni e governi stranieri, così da indurre o rafforzare atteggiamenti favorevoli agli obiettivi prefissati”. Le ONG al pari della Sinistra Imperiale sono ormai arnesi al servizio dell’imperialismo.

Due parole sui crudi. Il Kurdistan siriano è un’invenzione recente. E’ stato Assad padre a dare ospitalità per lungo tempo a Ocalan e a centinaia di migliaia di curdi turchi che sono andati ad occupare zone già abitate da altri crudi dove però erano generalmente minoranza. Quando alla fine della prima guerra mondiale si decise di procedere, sulla base alla dottrina Wilson, ad una riorganizzazione del Medio Oriente in base a principio di nazionalità, al Kurdistan toccava la fascia centrale della Turchia orientale e una piccola parte del nord del mandato britannico (Irak) senza sbocchi sul mare. I nazionalisti turchi impedirono la creazione del Kurdistan indipendente ma diedero mano libera ai curdi di occupare la parte nord orientale della Turchia che avrebbe dovuto costituire (sempre secondo la dottrina Wilson) l’Armenia per cui buona parte del cosiddetto genocidio armeno fu commesso dai curdi. Samir Amin scrive: “Il potere ottomano ha quindi scelto la via del genocidio. Voglio qui ricordare che i Curdi si sono qui comportati come agenti del massacro e come i beneficiari principali: hanno più che raddoppiato la superficie del loro territorio impadronendosi dei villaggi armeni distrutti”. Samir sostiene inoltre che i Curdi non si distinguevano allora dai Turchi e combattevano insieme nell’esercito kemalista. Il nazionalismo curdo è anch’esso un’invenzione recente e le lingue parlate dai curdi non hanno ancora una Koynè mentre le elite si sono adattate a parlare le lingue franche dei paesi in cui risiedono (arabo, turco, persiano).

La Turchia, che come potenza che aveva perso la prima guerra mondiale doveva essere mutilata, invece si annesse tutto, il Kurdistan, l’Armenia ormai occupata dai curdi e anche una parte del mandato francese (ovvero della Siria) che era in parte abitata da curdi ma non in maggioranza. Il Kurdistan siriano non era certamente a maggioranza curda prima dell’ospitalità concessa da Assad ad Ocalan. Il figlio di Assad è stato ringraziato per l’ospitalità dall’alleanza stabilita dal PKK con gli USA per rovesciarlo. Ma ormai molti si lamentano dell’oppressione curdo-americana (arabi e soprattutto cristiani che vengono spesso espulsi dalle loro case).

Per quanto riguarda i curdi irakeni si sono espansi molto al di là dei loro confini etnici con le stesse problematiche (persecuzione dei cristiani ecc). Il clan Barzani che lì domina è da sempre al servizio della NATO, degli americani e di Israele (dichiaratamente). Barzani si è anche incontrato con Erdogan per accordi sull’eliminazione del PKK. Comunque è curioso vedere come gli americani sostengono i Curdi dell’Iraq in nome della “democrazia”, quelli siriani in nome della lotta al dittatore Assad ma non quelli turchi, in un paese che fa parte della Nato. Due pesi, due misure: as usual per l’eccezionalismo americano.

Gianni Cadoppi

Marx21.it

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