Siria. L'Occidente rivaluta Damasco contro Al QaedaTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Siria. L’Occidente rivaluta Damasco contro Al Qaeda

Dopo tre anni e quasi 140.000 morti in Siria, con le armi chimiche ormai consegnate a pronte a essere smantellate, il governo siriano si appresta a partecipare a Ginevra 2 il 22 gennaio. La deriva jihadista dell’opposizione però ora spaventa seriamente l’Occidente, che potrebbe clamorosamente rivalutare la figura di Bashar al-Assad.

Un errore colossale di valutazione, e non sarebbe la prima volta. Si potrebbe riassumere con queste parole l’approccio dell’Occidente alla questione siriana, una guerra civile tremenda che ha già causato circa 140.000 morti e che ora si è spezzettata in tante piccole guerre civili, jihadisti contro jihadisti, laici contro religiosi, sciiti contro sunniti e così via. Ora, con la conferenza di pace di Ginevra fissata per il 22 gennaio che incombe, con le armi chimiche di Damasco già stipate e pronte a venire distrutte, è tempo di primi bilanci, e questi bilanci premiano in modo indubitabile proprio Damasco, rimasta paradossalmente uno dei pochi argini alla jihad islamica nell’area.

La comunità internazionale, dopo aver con troppa leggerezza inviato armi e miliardi ai nemici di Assad (salvo poi accorgersi della presenza di terroristi ed estremisti islamici) sembra essere spaventata dalla deriva qaedista della Siria, con interi territori finiti in mano agli islamisti estremisti dell’Isis, Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. I jihadisti estremisti si sono dati appuntamento in Siria arrivando da tutto il mondo, dall’Europa, dall’Australia, ma anche e soprattutto dalla vicina Arabia Saudita che ha finanziato in modo massivo la rivolta. Come se non bastasse gli insorti “laici” dell’Els, l’Esercito Libero Siriano, ha cominciato a opporsi allo strapotere degli islamisti e tra i due gruppi sono scoppiati scontri sanguinosi che hanno provocato 500 morti in meno di una settimana (fonte Osservatorio siriano per i diritti umani), con a beneficiarne l’esercito di Assad che è visto dalla popolazione civile sbandata e in pericolo come unica fonte di sicurezza e stabilità.

Come se non bastasse dia l’Els che l’Isis hanno giustiziato rispettivamente decine e decine di ostaggi approfondendo una guerra civile nella guerra civile che sta insanguinando il fronte ribelle rafforzando la posizione di Damasco che, dopo aver resistito quando tutto il mondo parlava dell’imminente fine di Assad, ora può tornare a farla da padrone avendo conservato pressochè intatta la capacità d’azione dell’esercito. In tutto questo contesto vanno inseriti anche i curdi delle zone settentrionali che combattono attivamente sia contro i qaedisti che contro i ribelli. Una situazione drammatica all’interno della quale muoversi è diventato difficile anche per l’Occidente, che ha finalmente capito di aver evocato, come un’apprendista stregone, forze incontrollabili. Anche per questo l’Occidente è tornato a guardare a Damasco, con i servizi segreti occidentali che sarebbero tornati a riaprire un dialogo con Assad in chiave anti-Al Qaeda.

Bashar al-Assad è ben consapevole di tutto questo e proprio per questo motivo vorrebbe a questo punto ricandidarsi a furor di popolo nelle presidenziali del 2014, il cui esito sembra scontato dal momento che i siriani per paura del qaedismo si sono stretti intorno alla sua figura e a quella della nazione e dell’esercito. Dal 2011 a oggi inoltre, proprio Assad sembra aver visto la propria linea vincere su tutta la linea, non aveva forse ragione quando rifiutò di dimettersi denunciando un complotto contro la Siria e la presenza di migliaia di mercenari ed estremisti islamici giunti in Siria per fare la Jihad? Assad ha sempre accusato i siriani che chiedevano riforme di essere stati strumentalizzati dai “terroristi stranieri” presenti in Siria, e alla luce dei fatti, chi può dargli torto?

Questa estate poi, la guerra sfiorata con gli Stati Uniti ha rappresentato un nuovo schiaffo alla diplomazia occidentale dal momento che Assad si è mostrato collaborativo accettando persino di distruggere tutto il suo arsenale chimico, una mossa che ha spiazzato l’Occidente. L’Occidente quindi, preso atto del fallimento totale delle sue manovre in Medio Oriente, si è trovato a gestire una patata bollente senza pari, quella dei migliaia di qaedisti giunti in Siria che potrebbero un domani tornare in Europa esportando la Jihad. Da qui alla marcia indietro con i servizi segreti atlantici che, secondo alcune voci trapelate da uomini di Assad ai media, avrebbero ripreso a lavorare con il Mokhabarat, i servizi siriani famosi in tutto il mondo per la loro efficacia. Proprio i servizi siriani probabilmente sono ciò che ha permesso a Damasco di sopravvivere nei momenti più cupi, e ora l’Occidente avrebbe finalmente cominciato a collaborare in chiave anti-Al Qaeda per arrestare l’offensiva dei terroristi provenienti dall’Iraq e da altri paesi. 

Del resto con un Assad che rimane saldo al suo posto, a questo punto l’Occidente non ha altra scelta che fare mea culpa e sedersi al tavolo. Damasco dispone ancora di centinaia di migliaia di soldati ben armati e decisi, controlla le principali aree del Paese, e mantiene la sua aviazione e le sue truppe blindate pressochè intatte, rendendo assolutamente impensabile una capitolazione di Damasco a medio/lungo termine. Anche per questo tra gli ufficiali e gli analisti occidentali sarebbe in atto una scissione sul modus operandi da adottare nei confronti di Assad. In molti infatti avrebbero compreso come non ci sia, nei fatti, alcuna alternativa alla presidenza Assad in Siria. Di fronte al ritorno prepotente di Assad ai tavoli di Ginevra 2, la Coalizione nazionale siriana ha minacciato di disertare i colloqui, ma questo gesto indebolirebbe ulteriormente l’opposizione rendendo peraltro inutile la conferenza di pace. Anche per questo Usa e Gran Bretagna avrebbero persino minacciato di ritirare l’appoggio ai ribelli se entro il 22 gennaio non rivaluteranno la loro partecipazione ai colloqui di pace. Appare evidente il clamoroso patatrac dell’Occidente, che ha finito per finanziare forze che, dopo essersi addestrate in Siria, potrebbero tornare in Usa e Europa per fare la guerra santa (Fonte Ny Times).

Così, mortificati, Usa e Gran Bretagna continuano a chiedere ufficialmente ad Assad di fare un passo indietro, ma sembra quasi che lo facciano per salvare la faccia dal momento che, sottobanco, dialogano da tempo con Mosca e Damasco per trovare una soluzione indolore per tutti. E ora anche la Turchia sembra essersi accorta del pericolo Jihad autorizzando perquisizioni e arresti al confine contro i gruppi jihadisti. Tutto questo sembra confermare le posizioni sulla crisi tenute da Russia e Iran, di conseguenza in che modo l’Occidente potrà recuperare un minimo di credibilità? E intanto se la ride Assad, l’unico che potrebbe uscire realmente vincitore da tre anni di guerra di civile che hanno però distrutto gran parte del Paese.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/syriafreedom/6809376000/”>FreedomHouse</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/”>cc</a>

Gracchus babeuf

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