Siria. L'Occidente suona i tamburi della guerra, ma Mosca e Teheran minacciano ritorsioniTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Siria. L’Occidente suona i tamburi della guerra, ma Mosca e Teheran minacciano ritorsioni

Obama e Cameron avrebbero in mente di decidere l’intervento armato in Siria entro 10 giorni senza avere ancora prove che ci sia Damasco dietro l’attacco chimico di Ghoula. Mosca e Teheran avvisano però l’Occidente di non superare la “linea rossa”. 

Nessuno sa ancora dire cosa sia successo il 21 agosto a Ghoula, località nei sobborghi di Damasco, dove secondo l’opposizione siriana sarebbero morte 1.300 persone. Tutto il mondo si è commosso di fronte alle immagini di bambini uccisi con il gas, eppure nessuno è stato in grado di dimostrare che l’attacco chimico sia stato realizzato dalle truppe di Assad, ancor più che Damasco non avrebbe avuto alcun motivo di realizzare un simile massacro proprio quando gli osservatori delle Nazioni Unite erano giunti in Siria per verificare l’utilizzo di armi chimiche. Stati Uniti e Gran Bretagna però, che da tempo erano in cerca di un casus belli per attaccare la Siria, hanno colto la palla al balzo e hanno cominciato assieme alla Francia e alla Turchia a suonare sui tamburi della guerra. Obama e Cameron hanno parlato oltre quaranta minuti al telefono e avrebbero deciso di attaccare la Siria entro dieci giorni, lo hanno riferito il Daily Telegraph e il Daily Mail. Peccato che Damasco abbia i suoi alleati, di cui Mosca è il più autorevole, e il Cremlino non poteva non rispondere alle solite minacce americane: “Ci sarebbero conseguenze gravissime“, ha avvertito il ministro degli Esteri Lavrov. Mentre Bashar Assad si difende: “Accuse assurde, se ci attaccano li aspetta il fallimento“. Intanto il governo siriano ha autorizzato la missione degli ispettori Onu per trovare tracce del gas nervino che sarebbe stato utilizzato nell’attacco, anche se gli Stati Uniti accusano Damasco di aver autorizzato la missione troppo tardi. Peccato che potrebbe anche essere vero il contrario, ovvero che Londra e Washington sappiano benissimo che non ci siano prove di armi chimiche in quando Damasco non sarebbe la responsabile, ed è proprio per questo che vorrebbero passare subito alle vie di fatto anche senza l’ok unanime dell’Onu, come suggerito dal ministro britannico Hague.

Venti di guerra. Londra e Washington hanno già spostato diverse forze della regione. La Casa Bianca ha schierato nel Mediterraneo l’intera VI flotta, ma anche quattro cacciatorpedinieri armati con missili di crociera Tomahawk, gli stessi che posero fine al regime di Muammar Gheddafi nel 2011. Fonti della Casa Bianca, si sono poi affrettate a smentire le indiscrezioni riferite dalla stampa britannica, e in particolare dai quotidiani ‘The Daily Telegraph’ e ‘The Daily Mail’, secondo cui Stati Uniti e Gran Bretagna si appresterebbero a unire le forze per sferrare “a giorni” un attacco. Insomma, Obama non avrebbe ancora deciso cosa fare in Siria anche perchè Assad disporrebbe ancora di un esercito forte, e un attacco a Damasco non sarebbe propriamente una passeggiata dal momento che la Siria dispone di moderne armi russe e dei missili intercettori Iskander. Gioca alla guerra la Francia, allo stesso modo che con la Libia, con il primo ministro francese, Jean-Marc Ayrault, che ha dichiarato alla tv pubblica France 2 che  ”la comunità internazionale non può lasciar passare questo crimine contro l’umanità”. Ma crimine commesso da chi? I conti non tornano dal momento che nei video diffusi per denunciare l’attacco chimico ci sono parecchie incongruenze, a cominciare dalla data di upload su internet, troppo a ridosso dell’effettiva ora dell’attacco per risultare credibile. Nelle prossime ore si terrà comunque ad Amman, in Giordania, un incontro tra i vertici militari di dieci Paesi. Ci saranno i generali americani, britannici, ma anche quelli francesi, canadesi, italiani e tedeschi. Non mancheranno, ovviamente, anche i generali di Arabia Saudita, Qatar e Turchia che da due anni foraggiano con armi e mezzi l’opposizione siriana. Anzi la Turchia si dice disponibile a partecipare a qualunque coalizione intervenga in Siria. L’evento, hanno sottolineato diverse fonti, era previsto da giugno ma l’attacco del 21 agosto ha impresso una accelerazione agli eventi e quindi assume una rilevanza diversa.

Anche per questo la Russia, per bocca del ministro degli Esteri Lavrov ha ammonito la Casa Bianca che in caso di intervento militare occidentale in Siria si andrà incontro a conseguenze gravissime. La Russia dispone di alcune basi navali in Siria e di un accordo di amicizia decennale con Damasco. Anche l’Iran ha avvisato l’Occidente di non superare la “linea rossa” dell’attacco alla Siria, e soprattutto sia Mosca che Teheran hanno detto di avere “prove inconfutabili” che l’attacco chimico sia avvenuto da postazioni ribelli. Una cosa però è certa, come ha avvisato Bashar al-Assad tramite il quotidiano russo “Izvestia”, un eventuale attacco americano rischierebbe di essere fallimentare in quanto la guerra siriana a quel punto verrebbe esportata in tutto il Medio Oriente. Insomma una polveriera vera e propria dove non tutti giocano pulito, c’è chi sa bene chi o cosa ci sia dietro l’attacco missilistico di Ghoula, ma gioca al massacro, sperando di ottenere l’autorizzazione a un intervento militare.

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