Siria. L'ombra dell'Arabia Saudita dietro l'attacco chimico?Tribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Siria. L’ombra dell’Arabia Saudita dietro l’attacco chimico?

Dietro l’attacco chimico di Damasco del 21 agosto in Siria ci sarebbe stato un gruppo di intelligence saudita, lo sostiene una fonte diplomatica russa. 

L’attacco chimico di Ghouta del 21 agosto ha rischiato di far sprofondare il mondo nel Terzo conflitto mondiale. Se ciò non è avvenuto probabilmente è perchè le prove raccolte dall’Occidente non sono state ritenute sufficiente a incolpare Bashar al-Assad. Damasco ha subito respinto ogni accusa, incolpando invece direttamente i ribelli siriani di aver realizzato l’attacco per costringere così l’Occidente a intervenire. Del resto non si spiegherebbe altrimenti per qual motivo Damasco avrebbe dovuto utilizzare il Sarin contro il suo stesso popolo lo stesso in giorno in cui l’Onu aveva inviato in Siria gli ispettori per le armi chimiche. Ora però pian piano affiorano nuovi dettagli che inchiodano sempre più l’opposizione siriana riguardo alla responsabilità dell’attacco chimico. Secondo una fonte diplomatica russa dietro l’attacco a Ghouta ci sarebbe l’ombra dell’Arabia Saudita: “La provocazione criminale avvenuta a Ghouta è stata fatta da un gruppo di agenti sauditi inviati attraverso la Giordania e che hanno agito con il supporto del gruppo di Liwa Al-Islam“, ha detto la fonte a Interfax. “I siriani di varie visioni politiche, inclusi alcuni combattenti dell’opposizione, starebbero cercando di informare i diplomatici e i membri delle organizzazioni internazionali che lavorano in Siria riguardo a quello che sanno sul crimine e sulle forze che lo hanno realizzato“, ha concluso l’agenzia.

Liwa Al-Islam è un gruppo islamista che opera vicino a Damasco ed è finanziata e comandata da un salafita che vive in Arabia Saudita. Il gruppo ha reclamato la responsabilità dell’attacco avvenuto in un meeting del governo a Damasco nel quale erano stati uccisi molti alti gerarchi siriani, incluso il ministro della Difesa Dawoud Rajiha e il vice presidente Hassan Turkmani. Tutto lascerebbe presumere che ci sia l’intelligence saudita dietro l’attacco con il sarin che stava per convincere Obama a bombardare Damasco. Già nel marzo 2013 lo stesso Obama aveva parlato dell’uso di armi chimiche come di una linea rossa da non superare. Dopo l’attacco di agosto la Casa Bianca ha parlato di 1400 morti, ma non è stata trovata alcuna prova a riguardo. 

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