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giovedì , 27 luglio 2017
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Siria. L’ombra di Al Qaeda dietro i ribelli

Con 43.000 morti nel giro di meno di due anni il conflitto siriano è ancora lontano dalla fine. Ora però l’ombra di Al Qaeda dietro ai ribelli si allunga in tutta la sua pericolosità. E se Assad dovesse cadere, la Siria potrebbe scivolare nell’estremismo islamico.

siria-scontri

Bashar al-Assad resiste, e con lui resiste l’esercito e parte della popolazione, una parte non piccola dal momento che la Siria è un Paese molto variegato, dove diverse confessioni religiose hanno convissuto nella pace per anni, in un equilibrio accuratamente predisposto da Damasco che riusciva a venire incontro alle aspettative un pò di tutte le comunità. La rivolta anti-Assad invece si è subito connotata in un certo modo, assumendo determinate caratteristiche forse anche perchè la stragrande maggioranza dei ribelli sono musulmani sunniti. I cristiani alawiti del clan di Assad quindi devono guardarsi in modo particolare dall’emergere di rivendicazioni sempre meno “politiche” e sempre più “confessionali”, una sorta di rivolta che sfuma nella “guerra santa”, con la partecipazione attiva e ormai comprovata di diversi gruppi terroristici, non ultimo Al Qaeda. E’ dalla fine del 2011 che in Siria è stata segnalata la presenza di miliziani islamici radicali, jihadisti, salafiti, molti dei quali sono effettivamente membri a pieno titolo di Al Qaeda. Secondo diversi testimoni i qaedisti si sarebbero infiltrati a migliaia tra i ribelli, soprattutto nella zona di Aleppo, e avrebbero allestito diversi campi di addestramento dove far confluire combattenti di diverse nazionalità. Jabhat al-Nusra ad esempio, conosciuto anche come “Fronte per la protezione del popolo di levante”, è un gruppo jihadista legato ad Al Qaeda che ha rivendicato molti degli attentati suicidi in Siria. Il suo obiettivo dichiarato è costituire uno stato islamico, e nessuno in Occidente ha cercato di fermarli. Se Assad dovesse cadere per mano loro, ad esempio, la Siria diventerebbe un’inferno sulla terra.  Lo scorso febbraio del resto, il leader di Al Qaeda, Ayman al-Zawahri, incoraggiava i suoi seguaci a combattere in Siria “La nostra gente in Siria non attende l’aiuto dell’Occidente, degli Stati Uniti, dei governi arabi o della Turchia. Se vogliamo libertà, dobbiamo liberarci dal regime. Se vogliamo giustizia, dobbiamo colpire il regime”. Secondo diversi analisti Al Qaeda sarebbe stata letteralmente spazzata via in Iraq, e la Siria presenterebbe una piattaforma perfetta per ripartire e riorganizzarsi. Per questo motivo se Assad dovesse cadere, si assisterebbe probabilmente a un vero e proprio massacro di laici, cristiani e sciiti. Anche per questo nel campo palestinese di Yormouk, negli ultimi giorni, anche i profughi hanno preso parte alla battaglia, con i militanti filo-hamas che hanno preso le armi contro Assad, e i militanti del Fronte Popolare per la Palestina che sono invece rimasti fedeli a Damasco.

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