Siria. L'Onu alza bandiera bianca | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
sabato , 21 ottobre 2017
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Siria. L’Onu alza bandiera bianca

La nuova sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu si è aperta con sullo sfondo la guerra siriana. L’inviato dell’Onu, Lakdhar Brahimi, ha parlato di una situazione in peggioramento che potrebbe trascinare anche il Medio Oriente nel caos.

Lakdhar Brahimi, inviato speciale dell’Onu in Siria, ha aperto la sessione dell’Assemblea Onu parlando di una situazione, quella siriana, che sarebbe ormai completamente fuori controllo. Non solo la situazione in Siria sarebbe in peggioramento, secondo Brahimi, ma rischierebbe anche di coinvolgere i paesi vicini del Medio oriente.”La situazione è molto negativa e peggiora, il presidente Assad non vuole le riforme ma solo conservare il vecchio regime, la regione può essere investita dal conflitto”, ha detto Brahimi, continuando a dire poco o nulla sulla fazione avversa, quella dei ribelli, che si sta macchiando di immani atrocità allo stesso modo dei lealisti di Assad. Ha ammesso comunque la presenza di “almeno cinquemila combattenti stranieri in Siria“, una sorta di “internazionale” del terrore cui hanno partecipato estremisti islamici di tutto il mondo, dalla Cecenia fino alla Libia. Ora l’Assemblea Onu cercherà di superare l’impasse dovuta ai veti con cui Russia e Cina continuano a impedire al Consiglio di Sicurezza di agire nonostante un bilancio di oltre 20 mila vittime, secondo le stime delle Nazioni Unite. “Il Consiglio di Sicurezza non è mai stato così paralizzato dalla fine della Guerra Fredda” ha detto l’ambasciatore francese all’Onu Gerard Araud, e a dargli ragione il fatto che i presidenti di Russia e Cina, Vladimir Putin e Hu Jintao, non prenderanno parte ai lavori. La sensazione è che l’esercito di Assad stia vincendo, come si può desumere dai comunicati trionfalistici che vengono emessi dagli organi del governo e dalle tv, per questo motivo l’amministrazione Obama starebbe in tutti i modi cercando di premere sull’ “emergenza umanitaria”, un vecchio cavallo di battaglia da usare quando si cerca la legittimazione per autorizzare un intervento militare. In Libia erano stati i presunti bombardamenti aerei di Gheddafi sulla folla, poi rivelatisi artefatti, a dare il via all’attacco della Nato. In Siria potrebbe venire utilizzato il pretesto dei profughi, con la Turchia che continua a dire di essere arrivata ormai al limite e di voler creare una zona cuscinetto in Siria per ospitare i rifugiati. Un approccio con cui Washington e Ankara, stretti alleati nella crisi, puntano a mobilitare la comunità internazionale a protezione dei civili siriani contribuendo ad erodere la stabilità del regime di Assad. Si usa anche la minaccia dei profughi per convincere più paesi possibile a premere per un’attacco contro Assad. Interessante invece il punto di vista di Ahmadinejad su quanto sta accadendo in Siria: “Il conflitto in Siria è una faida tribale  nel quale la comunità internazionale si è intromessa peggiorando le cose“. Insomma la sensazione è che Stati Uniti, Turchia e Israele stiano aspettando solo il pretesto giusto per attaccare Assad, e solo il veto di Russia e Cina impedisce che questo accada da un giorno all’altro.

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