Siria. L'Ue cala la maschera: armerà i ribelli nonostante tuttoTribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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Siria. L’Ue cala la maschera: armerà i ribelli nonostante tutto

L’Ue ha deciso: sospese le sanzioni sulla fornitura di mezzi militari ai ribelli siriani. Si tratta dell’ennesimo smaccato tentativo di favorire una delle due parti nel conflitto siriano, che suona come una vergognosa ammissione.

Photo Credit: (AFP Photo / Ricardo Garcia Vilanova)

Ormai se ne sono accorti tutti che i ribelli siriani non sono dei partigiani un pò romantici amanti della libertà vessati da un turpe dittatore, bensì qualcosa di molto diverso. Chiunque facendosi un giro sul web può verificare personalmente consultando diverse fonti che esistono ormai prove provate del coinvolgimento tra le fila ribelli di veri e propri criminali, oltre che di mercenari e di estremisti islamici collegati ad Al Qaeda. Costoro si sono macchiati di crimini indescrivibili come esecuzioni di massa, sequestri, furti, violenze religiose e su base etnica, ma l’Occidente finge di non guardare, tenendo al contrario la lente di ingrandimento su ogni passo falso di Damasco. Così quando è stato reso noto che ad aver utilizzato armi chimiche sono stati proprio i ribelli, l’Occidente con i suoi leader amanti della democrazia ha preferito glissare. Ora, in vita della conferenza di pace di Ginevra fissata per il mese prossimo e organizzata da Usa e Russia, l’Europa ha deciso di prendere posizione in modo chiaro, forse soprattutto perchè mai come ora il governo di Assad sembra essere vicino alla vittoria militare. L’Ue ha deciso di rinnovare le sanzioni nei confronti dell’opposizione siriana, ma non per il capitolo più importante, ovvero quello delle armi ai ribelli, lasciato alla libera decisione dei singoli Stati, salvo l’impegno a non fornire attrezzature militari almeno fino ad agosto. Il che, tradotto, vorrà dire che tutti i singoli paesi, Gran Bretagna in primis, saranno liberi di continuare a inviare supporto finanziario e militare ai ribelli siriani. Esultano i falchi britannici che per bocca del ministro William Hague hanno ribadito di ritenere concluso l’embargo sul materiale bellico agli insorti. A Parigi, nel frattempo, si sono incontrati il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov per mettere a fuoco Ginevra 2. Una sfida “non da poco“, ha riconosciuto il capo della diplomazia del Cremlino, dopo che Kerry aveva comunque parlato di sintonia fra Washington e Mosca sull’obiettivo di un “governo di transizione” a Damasco “fondato sul reciproco consenso“. I ribelli siriani si sono persino detti insoddisfatti dal momento che, secondo loro, la revoca dell’embargo non sarebbe sufficiente. Ora che l’esercito di Damasco è all’offensiva in tutto il Paese i ribelli avrebbero sperato in un intervento diretto. Davvero grottesco poi che un paese come la Gran Bretagna, appena colpita dalla paura del terrorismo islamico, nei fatti voglia proprio riempire di armi islamici radicali che vogliono rovesciare un regime autoritario certo, ma laico e progressista.

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