Siria. Nuovo massacro a Tremseh, accuse incrociate tra Damasco e ribelli | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
domenica , 24 settembre 2017
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Siria. Nuovo massacro a Tremseh, accuse incrociate tra Damasco e ribelli

Secondo fonti dell’opposizione ancora non confermate truppe governative avrebbero attaccato il villaggio di Tremseh con elicotteri e carri amati. Il bilancio alla fine parla di più di 150 cadaveri. Dal conto suo Damasco accusa del massacro i ribelli e afferma di aver inviato le truppe sul posto dopo aver ricevuto una richiesta di aiuto dagli abitanti del villaggio. 

Ancora sangue e massacri in Siria. Questa volta un massacro sarebbe avvenuto nel villaggio di Tremseh, dove sarebbero stati ritrovati più di 150 cadaveri accatastati nella moschea e nella scuola locale. A denunciare per primi il massacro sono stati i ribelli che hanno detto alla Reuters di aver assistito a un attacco al villaggio da parte dell’esercito siriano con elicotteri e carri armati; successivamente le milizie filo-governative avrebbero occupato via terra il villaggio, portando a termine il massacro. Tale relazione non può però essere al momento confermato dal momento che è impossibile per i giornalisti stranieri avere accesso alle zone di combattimento. Le notizie vanno prese col contagocce anche perchè gli osservatori delle Nazioni Unite sono al momento quasi inattivi dopo che la violenza è riesplosa il mese scorso ponendo fine a un breve periodo di cessate il fuoco. La televisione di stato, nel frattempo, non ha accettato la versione dei ribelli e ha parlato di un vero e proprio massacro perpetrato dai “terroristi”. Secondo la versione di Damasco infatti, le forze governative sarebbero entrate nel villaggio solo dopo che i residenti hanno richiesto il loro aiuto per difendersi dalle milizie ribelli. Il governo ha accusato direttamente l’opposizione armata di aver massacrato gli abitanti del villaggio per creare il contesto internazionale adatto a varare un intervento militare contro Damasco.Il Consiglio nazionale siriano infatti,  ha subito  convocato una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per discutere del massacro, nel tentativo di fare autorizzare un intervento militare occidentale. “I rapporti di massacro Traymseh sono da incubo,  illustrano drammaticamente la necessità di misure vincolanti del Consiglio di sicurezza sulla Siria”, ha scritto l’ambasciatore americano alle Nazioni Unite, Susan Rice, sul suo account Twitter.  In realtà sembra di assistere allo stesso film di qualche mese fa, quando i ribelli avevano accusato le truppe di Assad di aver perpetrato un orribile massacro ad Hama (aprile). Russia Today però era riuscita a procurarsi filmati che mostravano in modo chiaro che la responsabilità di quelle atrocità erano tutte dei ribelli dell’opposizione, che avevano commesso le atrocità e hanno cercato di incolpare i governativi. Un secondo massacro era stato perpetrato sempre ad Hama, questa volta il 6 giugno, (80 persone uccise a Qubair), e anche in questo caso i ribelli hanno subito accusato Assad delle violenze. Dopo un mese di indagini però gli osservatori delle Nazioni Unite non sono stati in grado di accertare chi sia stato l’autore dell’attacco, dando nuovamente il via alle accuse incrociate tra opposizione e governo. L’Unu non è stato nemmeno in grado di chiarire chi sia stato dietro al massacro di oltre 100 civili avvenuto a Houla, anch’esso attribuito forse con troppa fretta alle truppe governative. A oggi l’Onu ha stimato che 10.000 persone sono state uccise su entrambi i lati durante i 15 mesi di disordini, mentre l’opposizione dà una cifra di 15, 000.

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