Siria. Obama ci prova ancora "Abbiamo il dovere di agire"Tribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Siria. Obama ci prova ancora “Abbiamo il dovere di agire”

Barack Obama ha aperto alla soluzione diplomatica della crisi siriana ma ha anche ordinato al Pentagono di mantenere la pressione militare su Assad. Ieri ha parlato all’America per convincere gli americani, ma nessuno sembra volere una guerra che appare insensata e pericolosa. 

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Obama sembra prendere in considerazione la proposta di negoziato offerta dalla Russia. La soluzione invocata dal ministro degli Esteri Lavrov, ovvero mettere l’arsenale chimico di Damasco sotto controllo della comunità internazionale, potrebbe rappresentare una vera svolta all’interno della crisi siriana, permettendo alla Casa Bianca di fare una exit strategy in grado di far salvare la faccia a Obama e soci. Proprio Obama ieri ha parlato alla nazione sulla Siria e ha ribadito la necessità per la Casa Bianca di agire in Siria. Le solite parole retoriche che ben conosciamo, ma che questa volta non sono riuscite a fare breccia nell’opinione pubblica mondiale, ormai stanca delle guerre “giuste” degli Stati Uniti. Alla fine il contenuto del messaggio di Obama è stato che gli Stati Uniti abbracciano la soluzione diplomatica della crisi ma vogliono continuare a mantenere la pressione militare su Assad per spingerlo ad accettare un disarmo chimico totale e “verificabile”. Nella guerra civile in Siria sono già morte 100 mila persone ma la situazione è mutata profondamente il 21 agosto quando il governo di Assad ha ucciso con i gas oltre mille persone, inclusi centinaia di bambini, mostrando al mondo i terribili dettagli delle armi chimiche e facendo così comprendere perché la schiacciante maggioranza delle nazioni le ha messe al bando”, ha detto Obama, continuando però a ignorare un punto fondamentale: non esistono prove che sia stato il governo di Damasco ad aver utilizzato i gas, nè prove che siano effettivamente morte mille persone il 21 agosto, due elementi che non sono propriamente dei “dettagli”. Ma non è finita qui, Obama ha paragonato l’uso dei gas in Siria al massacro delle trincee europee nella Prima Guerra Mondiale e all’Olocausto della Seconda, peccato che Obama ometta di parlare delle bombe atomiche e dei defolianti tossici utilizzati in Vietnam, anche quella una forma di guerra chimica abietta e ampiamente comprovata che ha ucciso ben di più di mille persone. Obama poi continua a non aver dubbi sulla responsabilità di Assad: Sappiamo che è stato il regime, nei giorni prima dell’attacco è stato il suo personale a preparare i gas, poi hanno distribuito le maschere a gas alle truppe, quindi hanno lanciato razzi contro 11 quartieri nel tentativo di ripulirli dall’opposizione e infine hanno bombardato per cancellare ogni traccia”. Le prove sono “schiaccianti”, dice Obama sottolineando che “abbiamo studiato campioni di sangue e capelli prelevati da chi era lì e contengono tracce di sarin”, il più letale dei gas.  Di nuovo Obama ripete sempre la stessa cosa, continuando a eludere il nocciolo del problema: Chi ha utilizzato il Sarin? Come mai la Casa Bianca ormai a venti giorni dal massacro di Ghouta, ancora non è riuscita a fornire le prove che inchiodano Assad ma continua a dichiarare di avere prove schiaccianti? Tutto nasce da un equivoco: per Obama solo il governo disporrebbe di armi chimiche, quindi sarebbe questa la “prova schiacciante” a inchiodare Damasco. Peccato che Carla Del Ponte, procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia, aveva in primavera accusato invece i ribelli di aver usato armi chimiche, ma la notizia a Washington non deve essere arrivata. 

Ma non è finita qui, Obama ha anche detto che quelle commesse in Siria sono “atrocità che non solo costituiscono una violazione delle leggi internazionali, ma pongono anche pericoli alla nostra sicurezza”. Poi, visibilmente teso, ha spiegato che violare il bando delle armi chimiche potrebbe spingere “altri tiranni ad acquistarli e usarli” con il risultato di “mettere a rischio le nostre truppe”, “poter finire nelle mani di gruppi terroristi” e minacciare “partner e alleati come Turchia, Giordania e Israele”. Ancora altre incongruenze dunque dal momento che Obama non dice che gli Stati Uniti hanno appoggiato i guerriglieri anti-Gheddafi in Libia, permettendo loro di mettere le mani sull’arsenale del Colonnello e su chissà quali armi. Inoltre la sconfitta sul campo dello Stato siriano consentirebbe alle milizie jihadiste di mettere le mani su altri arsenali di armi chimiche e non che, una volta sconfitto Assad, verrebbero utilizzate esattamente per i fini raccontati da Obama. 

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