Siria. Obiettivo smembramento dello StatoTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Siria. Obiettivo smembramento dello Stato

Se ne parla quasi sottovoce ma se ne parla, e soprattutto dopo gli attentati di Parigi sembra evidente la volontà dell’Occidente di continuare a ingerire negli affari interni della Siria non tanto per sconfiggere lo Stato Islamico quanto per forzare Assad a fare un passo indietro. E in tanti lavorano per uno “smembramento” del Paese, una sorta di balcanizzazione sulla stessa falsariga di quanto venne fatto in Ex Jugoslavia. 

Il problema della Siria per quanto riguarda l’Occidente non sembra essere tanto come sconfiggere lo Stato Islamico bensì come fare a cacciare Assad. Basterebbe infatti semplicemente allearsi con Damasco per un paio di mesi per coordinare sul terreno attacchi aerei con la Russia contro il Califfo e porre fine alla sua minaccia militare, eppure i paesi del Golfo continuano a finanziare l’Isis e l’Occidente continua a fare il doppio gioco promettendo coalizioni micidiali contro l’Isis e in realtà poi condizionando ogni azione alla rimozione di Assad, che l’Isis lo combatte. La sensazione è che molti attori internazionali vogliano in realtà addivenire a uno smembramento dello Stato siriano, mettendo in discussione l’intoccabilità dei confini del Medio Oriente. Si vorrebbe un sostanziale ritorno agli stati etnici, non a caso James Dobbins, inviato speciale di Obama in Afghanistan e Pakistan fino al 2014, ha detto apertamente che i negoziati in corso a Vienna dovrebbero puntare a un cessate il fuoco per “dare modo alla diplomazia di lavorare su una soluzione per la Siria sul modella della Germania 1945 ovvero suddividendola in quattro Stati: curdo nel Nord, sunnita nel Centro, alawita sulla costa e quindi un’«area internazionale dove ora si trovano i territori occupati da Isis“.

Insomma in molti vorrebbero risolvere la questione siriana sancendo una divisione del Paese su base etnica, e il bello è che tale ipotesi sembra persino conquistare consensi ancor più che il modello a cui rifarsi sembra essere lo schema degli accordi di Dayton del 1995, quando si pose fine alla guerra di Bosnia. Ovviamente però tale schema non tiene alcun conto del fatto che il governo di Damasco sia in realtà un governo legittimo, non a caso Mosca continua a difendere a spada tratta l’integrità territoriale della Siria. In tanti però suggeriscono che forse la Russia potrebbe persino accettare una divisione del Paese, con una “piccola Siria” che potrebbe coincidere con i territori della costa tra Tartus e Latakia e le aree delle provincie di Idlib, Homs e Damasco. Ma la divisione potrebbe riguardare anche l’Iraq, dove ricordiamolo lo Stato Islamico ha conquistato una zona grande quanto il Nord Italia in meno di due mesi, con l’esercito iracheno che ha letteralmente lasciato armi e città in mano al Califfo.

In Iraq l’esercito non ha mai nemmeno realmente tentato di riconquistare le zone perdute, con la tanto conclamata riconquista di Mosul che è stata invocata diverse volte, ma sempre rimandata. Sembra quasi che una certa intellighenja occidentale stia già preparando il terreno a una divisione su base confessionale della zona, un ritorno a zone etniche che, se da un lato potrebbe risolvere nell’immediato i conflitti, a lungo termine porrebbe invece le basi per nuove guerre regionali. In troppi sembrano lavorare per una divisione di Siria e Iraq su base confessionale ed etnica, distruggendo così l’idea stessa di stato laico e di panarabismo, il vero cruccio delle cancellerie americana e occidentali. Insomma il piano sembra essere quello di passare dagli stati geografici decisi con gli accordi di Sykes-Picot del 1916 a quelli etnici. Una sorta di divide et impera che, ovviamente, andrà incontro agli interessi di quegli stessi paesi che da cinque anni finanziano le Primavere Arabe e la guerra contro Assad.

 

Syria_Ethno-religious_composition.

@Dc

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