Siria. Offensiva dell'esercito ad Aleppo, pesanti perdite per i ribelli | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Siria. Offensiva dell’esercito ad Aleppo, pesanti perdite per i ribelli

L’esercito di Assad ha lanciato una pesante offensiva militare su Homs, Damasco e Aleppo. Secondo le testimonianze l’esercito sarebbe riuscito a uccidere un gran numero di ribelli e a sequestrare un gran numero di armi di fabbricazione straniera. Assad intanto allunga la mano verso Teheran per rompere l’isolamento.

Nelle ultime ore l’esercito siriano avrebbe lanciato una pesante offensiva militare su Aleppo, Homs, e sugli ultimi capisaldi ribelli nell’hinterland di Damasco. I soldati hanno fatto irruzione nella notte in un quartiere periferico di Damasco e hanno arrestato diversi militanti ribelli e confiscato una grande quantità di armi di fabbricazione israeliana e altre attrezzature come dispositivi di comunicazione wireless, abiti militari e documenti falsi. Si è combattuto anche ad Aleppo dove i militanti dell’Esercito Libero Siriano ancora controllano diversi quartieri. Ad Aleppo l’esercito siriano si è scontrato duramente con i ribelli nei quartieri di al-Serian e al-Ashrafia, e diversi militanti sarebbero rimasti feriti o uccisi nei combattimenti. Decine di arresti anche a Talbiseh, al-Qusair e al-Rastan, mentre a Homs secondo Syria News l’esercito avrebbe ucciso almeno 50 militanti dell’Els. Anche i ribelli hanno lanciato diversi attacchi contro il quartiere di al-Azman, e avrebbero danneggiato case e auto circostanti utilizzando rpg. Secondo alcune testimonianze inoltre, un commando di estremisti islamici avrebbe fatto irruzione nel complesso turistico di Jandar, nella campagna di Homs, e avrebbe commesso un massacro di civili. Tra le vittime ci sarebbe anche il direttore del complesso. Sempre ad Aleppo uno dei capi degli insorti, Abdul Jabbar al-Oqeidi, pezzo grosso dell’Els, sarebbe rimasto ucciso nel corso di una battaglia contro l’esercito; la notizia è stata diffusa da tutte le tv siriane. Al-Oqeidi sarebbe stato ucciso ieri, lo stesso giorno dei combattimenti nel quartiere di al-Asileh, quando almeno 150 ribelli sono stati uccisi e feriti. L’esercito siriano fino a questo momento ha focalizzato la propria attività alla periferia della città, facendo attenzione a tagliare agli insorti le linee di alimentazione e rifornimenti. La battaglia finale sembra ormai alle porte e i ribelli continuano a rimanere asserragliati in alcuni quartieri di Aleppo, ma negli ultimi giorni hanno subito perdite importanti, e quindi la loro sorte sembra pressochè segnata, ancor più che oltre 20.000 soldati siriani hanno ormai del tutto circondato la città per tagliare loro la fuga.

Si rinsalda asse Damasco-Teheran- Dopo la defezione del premier Hijab comunque, Assad non si è perso d’animo e anzi ha subito colto l’occasione per rinsaldare i legami con gli alleati dell’Iran. Hijab è un musulmano sunnita di conseguenza la perdita per il regime è minima dal momento che gli alawiti continuano ad appoggiare in modo incondizionato Assad. Hijab comunque ha disertato la Siria quasi certamente per mettersi a disposizione del ricco emirato del Qatar e della “democratica” Arabia Saudita, due paesi ormai compromessi nel supportare la rivolta siriana.La fuga di Hijab da Damasco  comunque, ha costituito  un colpo molto più duro per la reputazione, già largamente compromessa, del partito Baath che venne fondato come istituzione politica laica capace di accogliere esponenti di tutte le religioni tra cui il cristiano Michel Aflaq. Il numero crescente di sunniti che abbandonano il regime siriano e il suo esercito, rappresenta un ulteriore motivo di spaccatura per il partito Baath, anche se in realtà i sunniti fedeli al regime sono ancora tanti, almeno il 50% dei sunniti.  Intanto però Assad non perde tempo e ha rinsaldato la sua alleanza con la Repubblica Islamica dell’Iran, ricevendo la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei a Damasco. Assad quindi non è ancora solo, ha dietro di sè il potente esercito siriano, l’amicizia di Hezbollah, e anche dei curdi del Pkk, che avrebbero lanciato proprio negli ultimi dieci giorni di luglio una pesante offensiva contro la Turchia.

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