Rischio di guerra regionale in Medio Oriente dopo l'attacco di Israele alla SiriaTribuno del Popolo
martedì , 24 gennaio 2017
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Siria.Rischio di guerra regionale in Medio Oriente dopo l’attacco di Israele

Siria.Rischio di guerra regionale in Medio Oriente dopo l’attacco di Israele

L’attacco missilistico israeliano contro un centro di ricerca militare in periferia di Damasco ha provocato esplosioni violente e vittime. Si è trattato di una palese violazione dei trattati internazionali e sarebbe stato deciso con il placet degli Usa e della Nato. Il rischio ora è quella di una escalation che rischia di trasformare la guerra civile siriana in una guerra regionale.

Cominciamo dall’inizio: Nella notte tra sabato e domenica missili israeliani hanno colpito un centro di ricerca militare vicino Damasco provocando esplosioni e vittime, ma non solo. Altri missili hanno colpito un’importante deposito di munizioni e una unità della difesa anti-aerea. Si è trattato di un attacco completamente in violazione dei trattati internazionali dal momento che Israele e Siria si trovavano in pace, motivato unicamente dal fatto che l’obiettivo del raid sarebbe stato un presunto rifornimento di missili destinati agli Hezbollah del Libano. Dal Costarica il presidente americano Barack Obama ha fatto sapere che Israele ha tutto il diritto di difendersi, e quindi ovviamente di attaccare preventivamente chiunque spedisca armi ai nemici di Gerusalamme. Damasco, invece, non ha lo stesso diritto dal momento che non può di certo lanciare attacchi preventivi contro Turchia e paesi del Golfo perchè foraggiano con armi e fondi i ribelli che da oltre due anni insanguinano la Siria.

Rischio escalation regionale. “E’ una dichiarazione di guerra”, ha commentato nel corso di un’intervista alla Cnn il vice ministro degli Esteri siriano. Faisal al Mekdad, commentando l’attacco di Israele alla base militare di Damasco. Non solo, il ministro siriano ha anche annunciato che la Siria  ”potrebbe esercitare ritorsioni con i suoi modi e con i suoi tempi“, facendo dunque capire che l’attacco di Israele non finirà nel dimenticatoio. La gravità dell’attacco comandato da Israele inoltre è dato dal fatto che si tratta del secondo attacco alla Siria in tre giorni, il terzo solo nel 2013, e questo non può che significare che un coinvolgimento diretto di Israele nella situazione siriana. La scusa è sempre la stessa, Damasco è un fedele alleato di Hezbollah, e per questo Israele si sente autorizzato ad attaccare in qualsiasi momento il territorio siriano per difendere la propria sicurezza. Quest’ ultimo attacco però è stato molto più potente del previsto e i video hanno diffuso immagini di una parte della montagna colpita completamente devastata dalle esplosioni. La situazione però potrebbe degenerare anche perchè Teheran ha reagito duramente all’attacco lanciato da Israele contro il fedele alleato siriano. Il ministro degli Esteri iraniano Ramin Mehmanparast infatti, ha detto all’agenzia Fars che l’Iran condanna l’attacco di Israele e consiglia ai paesi della regione di “levarsi con giudizio contro tale aggressione”. Ancor più preoccupante è il silenzio del presidente israeliano Beniamyn Netanyahu, che ha preferito non rilasciare alcun commento sul raid.

Il “Syrian Game” è sfuggito di mano-  Ma cosa sta effettivamente succedendo in Siria? Dopo oltre due anni di guerra civile i cosiddetti ribelli siriani non sono riusciti a ottenere una vittoria militare contro il governo di Bashar-Al Assad. Questo nonostante l’ormai provato e consistente aiuto economico e logistico offerto dalla Nato, dai paesi del Golfo, dalla Turchia e da Israele. Dall’altra parte Assad ha sempre ricevuto il supporto logistico di Russia, Iran ed Hezbollah, sicchè da un punto di vista oggettivo sarebbe già possibile parlare della guerra siriana come di una guerra “regionale”, se non di una guerra “globale” per procura, ovvero combattuta dalle potenze mondiali in modo indiretto. Le due parti in campo, tuttavia, non sono paritarie dal momento che le forze armate di Damasco hanno ancora legittimità in gran parte della popolazione e il governo mantiene ancora capacità decisionali ed esecutive pur avendo perso alcune parti di territorio, soprattutto nella provincia di Idlib e Aleppo. Il piano di piegare il governo di Assad sull’onda del sommovimento popolare è dunque sostanzialmente fallito dal momento che a differenza che in Libia la Nato non ha potuto bombardare la Siria a causa del veto imposto da Mosca. Ben presto per riuscire a impedire la vittoria sul campo dell’esercito di Assad le forze dell’Occidente hanno cominciato a favorire l’ingresso massiccio in territorio siriano di mercenari ed estremisti islamici, fatto questo che ha svuotato il conflitto di un effettivo aggancio alle rivendicazioni siriane, trasformandolo in un enorme massacro a cielo aperto con bombardamenti e attentati annessi. Il recente attacco israeliano ha mostrato in modo inequivocabile il coinvolgimento attivo di Israele nel supportare l’opposizione siriana, e il ministro dell’Informazione siriano, Omran al-Zohbi, ha detto la Siria ha il diritto e l’obbligo di difendere il suo popolo in tutte le maniere. Poco prima sempre il ministro aveva detto alle Nazioni Unite e al Consiglio di Sicurezza che gli attacchi israeliani in Siria mostrano i collegamenti di Israele con i gruppi terroristi che operano in Siria, compreso il fronte Al-Nusra, collegato ad Al Qaeda. In molti però sostengono che Israele abbia attaccato Damasco non tanto per intercettare i missili diretti ad Hezbollah, quanto per dare un chiaro segnale all’opposizione siriana, che nell’ultimo mese ha subito significativi rovesci militari, cedendo terreno ai lealisti. Un attacco che sarebbe quindi stato elaborato assieme alla Nato e ai ribelli siriani per ridare fiato ai combattenti del Free Syrian Army, sostanzialmente ricacciati indietro dalle grandi città.

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