Siria. Secondo il giornalista D.Gavlak i ribelli avrebbero ammesso l'uso di armi chimicheTribuno del Popolo
domenica , 24 settembre 2017
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Siria.Secondo il giornalista D.Gavlak i ribelli avrebbero ammesso l’uso di armi chimiche

La notizia è ghiotta ed è stata pubblicata dal sito Infowars.com da Alex Jones. Secondo Dale Gavlak, corrispondente in Siria dell’Associated Press, i ribelli avrebbero ammesso di aver causato un esplosione di armi chimiche a causa di un incidente.

Forse non si saprà mai chi, nella realtà, abbia realizzato il terribile massacro di Ghouta, ammesso che sia avvenuto proprio a Ghouta. Difficile che sarà possibile ricostruire la verità, ma quello che è certo è che Assad non avrebbe avuto nessun reale motivo di colpire il suo stesso popolo autorizzando così un attacco militare contro di lui, ancor più che le sue forze militari stavano vincendo la guerra civile. Gli americani si sono detti certi di avere le prove, ma non le hanno ancora esibite, e continuano ad attaccare Damasco a parole in attesa di farlo con le armi. Una vera bomba però è stata diffusa da Alex Jones, noto scrittore e regista americano che gestisce il sito complottista www.Infowars.com. Nel sito è stato riportato che il corrispondente dell’Associated Press Dale Gavlak avrebbe ottenuto dai ribelli l’ammissione che ci sarebbero loro dietro l’attacco del 21 agosto. Gavlak ha scritto che i ribelli avrebbero causato un incidente maneggiando armi chimiche provenienti dall’Arabia Saudita, anche se al momento non si può verificare l’obiettività della fonte da lui citata. “Da numerose interviste con i dottori, i residenti di Ghouta, i combattenti ribelli e le loro famiglie, molti credono che alcuni ribelli abbiano ottenuto armi chimiche attraverso l’intelligence saudita e il Principe Bandar bin Sultan, e sarebbe responsabile per aver causato l’attacco”. (Leggi la fonte originale qui). I ribelli avrebbero riferito a Gavlak che molti di loro non sarebbero stati addestrati su come maneggiare le armi chimiche. “Noi eravamo molto curiosi riguardo a queste armi. E sfortunatamente alcuni dei combattenti hanno maneggiato impropriamente le armi, causando l’esplosione“, avrebbe riferito un ribelle a Gavlak. In base ad alcune ricostruzioni che Gavlak ha fatto sulle base delle interviste ai cittadini l’esplosione sarebbe avvenuta all’interno di un tunnel, causando la morte di dodici ribelli. Ma non è finita qui, il corrispondente dell’AP ha anche detto che diversi ribelli intervistati avrebbero ammesso di ricevere i solo salari dall’Arabia Saudita. Difficile riuscire a dire se queste notizie siano o meno attendibili, quello che è certo è che la versione offerta dagli Stati Uniti non riesce a spiegare il motivo per cui Damasco avrebbe dovuto realizzare una mossa simile, e non mostra la “pistola fumante” necessaria a stabilire la responsabilità di Assad. La credibilità di Dave Gavlak comunque sembra essere fuori discussione dal momento che è stato un corrispondente della Associated Press da oltre vent’anni e ha lavorato anche per la BBC News. La notizia è apparsa in un primo tempo sulla Mint Press, una organizzazione di media legittimata e basata nel Minnesota. Tale notizia confermerebbe inoltre l’attivismo dell’Arabia Saudita nello scacchiere siriano, un attivismo confermato anche dalla voce secondo cui la scorsa settimana proprio i sauditi avrebbero minacciato la Russia con attacchi terroristici alle prossime Olimpiadi Invernali di Sochi qualora non avessero abbandonato la Siria al suo destino. La notizia è stata riportata dal The Telegraph, che ha riportato come il Principe Bandar Sultan abbia detto a Putin: “Posso darvi la garanzia di proteggere le Olimpiadi Invernali. I gruppi ceceni che minacciano la sicurezza dei giochi sono controllati da noi“. Inoltre questa versione spiegherebbe anche come mai il ministro della Difesa siriano abbia chiamato il dipartimento delle armi chimiche siriano per domandare chi avesse fatto l’attacco nelle ore successive. Per la precisione Infowars ha anche informato che l’Associated Press ha confermato che Gavlak sia un suo collaboratore, ma ha precisato che il suo articolo non è stato pubblicato a suo nome.

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