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venerdì , 24 marzo 2017
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Siria. Si combatte senza sosta ma Damasco resiste

Le notizie dal fronte sono di furenti combattimenti tra ribelli ed esercito siriano. Intanto i ribelli hanno rapito 21 caschi blu filippini e la situazione sembra ormai ben lontana da una possibile soluzione del conflitto. 

Siria fights

L’incontro tra il capo della Coalizione siriana dell’opposizione, Moaz Khatib, e il presidente statunitense Barack Obama, in programma la prossima settimana, e’ slittato, probabilmente ad aprile. A diffondere la notizia è stato il New York Times, che ha precisato come la missione americana di Khatib e del capo militare della coalizione, Salim Idriss, e’ stata rinviata su iniziativa dei due responsabili siriani, secondo i quali il momento non e’ ancora propizio, anche per le critiche dei ribelli al ruolo svolto dagli Usa. Come se non bastasse varie nazioni arabe hanno aperto al poter inviare armi e aiuti diretti ai ribelli, una reale ingerenza negli affari interni della Siria, alle prese da oltre due anni di guerra civile. E proprio i ribelli nelle scorse ore hanno attaccato il Golan occupato da Israele rapendo ben 21 caschi blu filippini, aumentando così la tensione nel Paese. Anche Londra ha voluto dire la sua all’interno della situazione siriana, prendendo posizione in modo netto per i ribelli, cui ha assicurato l’invio di armi “non letali” a partire dai prossimi giorni.

I media però continuano con la distorsione dei fatti orientata a creare uno scenario ideale al crollo del governo di Damasco. Pensate infatti cosa sarebbe successo se a compiere il rapimento fossero stati i soldati siriani fedeli ad Assad…Anche per questo motivo i media hanno preferito non parlare approfonditamente della questione, forse per non rovinare l’immagine già compromessa delle milizie jihadiste che da due anni ricevono aiuti dall’Occidente per combattere contro l’esercito siriano. Da parte sua il governo delle Filippine chiede a gran voce la liberazione immediata dei 21 connazionali della missione Undof dell’Onu sequestrati ieri dai ribelli islamisti siriani ai piedi delle Alture del Golan. Anche qua verrebbe da chiedersi se i caschi blu fossero stati italiani o inglesi o francesi se i media avessero concesso alla notizia lo stesso spazio. Manila intanto ha fatto sapere che sono in corso negoziati con i sequestratori appartenenti alle “Brigate dei Martiri di Yarmouk”, un gruppo armato che in passato ha compiuto esecuzioni sommarie sulle quali sta indagando l’associazione per i diritti umani Human Rights Watch. Se le loro richieste non verranno esaudite, avvertono i miliziani, i soldati rapiti verranno trattarli come “prigionieri”.

Sul campo si continua a combattere ad Aleppo, dove sono in corso furiosi combattimenti nella zona dell’aeroporto. Scontri ci sono stati anche alla frontiera con l’Iraq, dove i ribelli avrebbero ucciso sei soldati iracheni, aumentando il rischio quindi di una vera e propria escalation militare anche nei paesi limitrofi.

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