Siria. Si programma l'intervento con la scusa delle armi chimiche | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Siria. Si programma l’intervento con la scusa delle armi chimiche

Un pò come nell’Iraq di Saddam Hussein nel 2003, in questi giorni si sta creando una spessa coltre di bugie e mezze verità sulla Siria. L’esistenza di armi chimiche potrebbe venire utilizzata a pretesto per intervenire direttamente in una guerra che sta sfuggendo fuori controllo. E se dovessero vincere i ribelli, cosa ne sarà dei cristiani alawiti e dei musulmani laici?

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Ogni giorno rimbalzano nuove voci su quanto succede in Siria. Negli ultimi giorni la comunità internazionale e il mainstream parlano di una avanzata inesorabile dei ribelli verso Damasco, e di un Assad, disperato, che ormai avrebbe le ore contate. Questa visione serve ad avvalorare uno scenario di un Assad con le spalle al muro che, non avendo più speranze nè nulla da perdere, a quel punto lancerebbe contro il suo popolo le armi chimiche. La cosa grottesca è che Damasco ha smentito l’ipotesi di utilizzare tali armi, che continuano a rimanere stipate nelle basi militari. La scorsa settimana alcuni ufficiali americani hanno rivelato alla NBC News che l’esercito siriano avrebbe armato alcuni missili con gas nervino, attendendo gli ordini finali di Assad. Ovviamente non esiste alcuna prova di questa eventualità, tuttavia basta evocarla per ottenere un largo consenso internazionale volto a isolare ancora di più Bashar al-Assad. Su ogni tg viene detto che Assad sarebbe ormai al tramonto, ma ricordiamo ai lettori che era stato detto lo stesso anche a settembre, e probabilmente verrà ripetuto ancora, ogni qual volta l’Occidente cercherà di fabbricare uno scenario credibile a rendere verosimili le accuse che vengono fatte a Damasco.

Una campagna mediatica impressionante- Al fine di fornire un quadro all’interno del quale tutti sono d’accordo nel demonizzare la figura di Assad, creando appunto le premesse per rimpiazzarlo con l’eterogeneo cartello delle opposizioni, all’interno del quale si trovano gruppi estremisti islamici che, qualora dovessero prendere il potere, si accanirebbero senza ombra di dubbio contro le minoranze religiose, cristiani alawiti in particolare. L’Occidente questo sembra saperlo benissimo, e anzi vorrebbe evitare un coinvolgimento diretto come in Libia in quanto l’esercito siriano dispone di difese terra-aria all’avanguardia, equipaggiate con missili russi Iskander. Inoltre un’attacco dell’Occidente in Siria potrebbe anche causare una reazione russa dal momento che in Siria esiste la base  navale russa di Tartus. Come se non bastasse in Siria si trovano anche alcune forze iraniane e diversi ufficiali russi, presenti a Damasco per organizzare e addestrare i militari siriani.  Damasco perdipiù dispone anche di missili Mach 6-7 e del sistema di difesa missilistico Pechora-2M. Per questo motivo la Nato vorrebbe evitare di attaccare direttamente le postazioni di Assad, e ha puntato decisamente sulle armi non-convenzionali, decisamente più remunerative e meno rischiose. La Nato secondo alcuni rapporti si starebbe già occupando di quasi ogni aspetto delle forze ribelli, dalle strutture di comando ai sistemi di comunicazione, fino all’addestramento e all’armamento, che spesso avviene grazie a compagnie mercenarie private.

Il Meeting di Londra-  Recentemente nella capitale inglese si sono incontrati i capi militari di Gran Bretagna, Turchia, Francia, Giordania, Qatar, Uae e Stati Uniti. Al momento non si conosco ancora i dettagli di questo incontro, ma è facile capire che si sarà parlato di come accelerare la sconfitta delle truppe di Assad. L’obiettivo di questo incontro sarebbe stato quello di supportare un comando unificato delle forze di opposizione, e questo avverrà in pratica rinnovando il flusso di mercenari in arrivo in Siria sotto la supervisione delle forze speciali occidentali. Come ha ricordato la CNN il 9 dicembre, gli Stati Uniti e i loro alleati europei starebbero utilizzando contractors per addestrare i ribelli siriani su come mettere in sicurezza le basi dove sono stipate le armi chimiche. Inutile dire che nell’opposizione siriana vi sono anche gruppi estremisti islamici, che quindi potrebbero mette le mani sulle armi chimiche di Damasco, con conseguenze preoccupanti. In molti temono che la prossima fase possa essere l’utilizzo da parte di alcuni ribelli delle armi chimiche sui civili, addossando quindi la colpa alle truppe di Assad.  Insomma, le armi chimiche potrebbero finire nelle stesse mani che hanno realizzato il massacro di Houla questa estate, che qualcuno aveva cercato di addossare invece alle forze regolari. Anche il governo siriano aveva messo in guardia dalla possibilità che i ribelli utilizzassero armi chimiche, come ad esempio successe l”8 dicembre, quando venne spiegato che gruppi terroristi avrebbero potuto utilizzare armi chimiche contro il popolo siriano dopo aver guadagnato il controllo di una fabbrica di clorina ad Aleppo.

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