Siria. Si prospetta una guerra di lunga durataTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Siria. Si prospetta una guerra di lunga durata

Cominciata nel 2011 la guerra in Siria stava quasi per finire a diverse ondate, ma puntualmente qualcuno ha soffiato benzina sul fuoco e oggi la guerra civile sembra avvolgere tutto il Paese con le sue spire. A differenza di quel che sostiene la stampa internazionale però, anche se ha dovuto cedere Idlib, Palmira e Ariha nelle ultime settimane, il governo di Assad sembra ancora molto lontano dal cedere. La sensazione è che ci si trovi di fronte a una guerra di lunga durata, con vari attori che hanno tutto l’interesse a lasciare la Siria in fiamme per motivi geopolitici.

Quattro anni di guerra e centinaia di migliaia di morti e feriti sono solo gelide cifre ma che consentono di comprendere il dramma che la Siria e la sua popolazione sta vivendo da quando, nel 2011, sull’onda delle “Primavere Arabe” parte del Paese, peraltro incoraggiata e finanziata dall’estero, si è sollevata contro Bashar al-Assad. Da allora si è assistito a una drammatica guerra civile con le componenti moderate e democratiche dell’opposizione che hanno progressivamente ceduto terreno agli islamisti più radicali, al punto che oggi, nel 2015, il controllo del territorio è conteso tra soldati siriani, milizie sciite, cristiane, assire e druse ed Hezbollah da una parte, e lo Stato Islamico e Al-Nusra (Al Qaeda in Siria) dall’altra. Il ruolo del laico Free Syrian Army è andato progressivamente scemando, e ormai l’FSA non sembra più capace di incidere militarmente in nessun modo, non fosse che serve come specchio per le allodole per ottenere finanziamenti e armi da Turchia, Stati Uniti, Qatar etc. che poi, puntualmente, finiscono in mano jihadista in un secondo momento.

In molti con la presa di Idlid e Ariha da parte di Al-Nusra e con la presa di Palmira da parte dell’Isis hanno parlato di un crollo imminente di Damasco, con il conseguente crollo di Assad e di tutto il suo sistema di potere. Quello che gli analisti però ignorano è che ormai quella in Siria più che una guerra del popolo contro il suo tiranno è diventato una guerra civile senza esclusione di colpi dove lo Stato Islamico vuole giustiziare ed eliminare tutti gli “infedeli” e gli “apostati”. Solo a Palmira, se qualcuno si fosse fatto illusioni circa la natura dell’Isis, i miliziani hanno giustiziato quattrocento civili tra cui donne e bambini, e se l’esercito siriano dovesse arrendersi ecco che tutta la zona della costa intorno a Latakia, che ospita le comunità alawite e cristiane, rischierebbe un vero e proprio genocidio. Di conseguenza chi non appoggia lo Stato Islamico avrebbe tutto l’interesse a supportare Assad, ed è esattamente quanto successo perchè un governo di tiranni non è in grado nemmeno volendo di rimanere in sella per quattro anni combattendo contro decine di migliaia di guerriglieri senza avere un minimo di consenso da parte delle popolazioni.

Ma vi è un altro elemento che lascia presumere che il governo siriano non cadrà così presto come annunciato da esperti occidentali di vario genere, ovvero che Damasco sta preparando una grande controffensiva contando in questo sugli alleati di sempre: Hezbollah e Iran. Come molti sanno la guerra civile siriana fa parte anche di una guerra più ampia apertasi nel mondo arabo tra sciiti e sunniti, e in questo senso Assad ha incassato l’alleanza interessata degli sciiti, che hanno tutto l’interesse a sconfiggere il Califfo in Siria e Iraq. Ma a permettere materialmente ad Assad di continuare la guerra ci ha pensato anche l’Iran, che nelle prossime settimane dovrebbe aprire una linea di credito di circa un miliardo di dollari per Damasco, aiutando così la Siria ad andare avanti con la guerra. Non solo, Teheran ha anche cominciato a reclutare guerriglieri sciiti che vengono poi inviati in Siria per supportare le fila dell’esercito e combattere contro le milizie sunnite del Daesh. Attualmente Hezbollah avrebbe circa 5000 miliziani in territorio siriano ma altri potrebbero arrivarne nel prossimo mese dopo che la milizia libanese ha bonificato le vette di Qalamoun da Al-Nusra, al confine con il Libano. Ed Hezbollah ha cominciato a reclutare anche tra le popolazioni locali non limitandosi ad addestrare solo musulmani sciiti ma aprendosi anche a gruppi di Drusi e cristiani (Fonte Foreign Policy).

Ma in Siria starebbero affluendo anche altri combattenti stranieri provenienti dall’estero per aiutare Assad, una sorta di contrappasso per i “foriegn fighters” che sono affluiti da tutto il mondo per supportare la guerra contro Damasco e la Jihad. Secondo Foriegn Policy negli ultimi mesi starebbero affluendo in Siria anche combattenti afghani e pakistani sciiti, con i primi già attivi negli scorsi mesi ad Aleppo. Teheran insomma starebbe utilizzando questi gruppi paramilitari per consolidare la propria presenza nella regione e impedire all’Isis e ai suoi finanziatori di estromettere l’Iran. Insomma, qualcuno a Teheran ha deciso di accogliere la sfida di paesi come Turchia e Arabia Saudita e di ripagarli con la stessa moneta. Inoltre anche grazie agli aiuti dell’Iran, Assad è in grado di pagare i funzionari statali e i soldati con puntualità, e in un Paese distrutto dalla guerra civile non si tratta di cosa di poco conto. Anche per questo secondo altri analisti la caduta di Damasco sembra essere ancora molto lontana, e anzi nei prossimi mesi si potrebbe anche assistere a una controffensiva in grande stile dell’esercito.

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