Siria. Si va verso uno smembramento del Paese?Tribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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Siria. Si va verso uno smembramento del Paese?

Quale sarà il futuro della Siria? La sensazione è che una sorta di smembramento in vari protettorati potrebbe essere il nuovo obiettivo della diplomazia degli Stati Uniti, e di Turchia e paesi del Golfo, nell’area. Ne è convinto il New York Times, anche se tale soluzione senza il consenso di Mosca potrebbe essere impraticabile. 

Partendo dal presupposto che ormai bisogna parlare della Siria come di un teatro di una guerra per procura tra potenze regionali e mondiali (Iran, Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Usa, Israele, Russia), appare evidente come la partita in atto sia molto ma molto più complessa di una semplice guerra civile. Ancor più che di guerre civili ce ne sono decine eppure non tutte meritano l’attenzione dei media per diversi motivi. L’intervento della Russia in Siria comunque ha sostanzialmente impresso una brusca accelerata alla situazione sul campo, offrendo nel contempo uno spiraglio di una possibile soluzione. In primis è apparso chiaro che grazie all’assistenza aerea di Mosca una caduta del governo di Assad è ormai da considerarsi scongiurata, di conseguenza gli attori regionali che hanno investito tempo e denaro nella destabilizzazione della Siria, preso atto di ciò, ora avrebbero già modificato obiettivo.

L’obiettivo non sarebbe più quindi la caduta di Assad e la presa di Damasco da parte dei ribelli, jiahdisti o meno, bensì uno smembramento della Siria in vari Protettorati. La sensazione è che si sia a un passo da una sorta di soluzione diplomatica, e che di conseguenza ogni attore in campo stia cercando di guadagnare più terreno possibile in vista dell’accordo, in modo poi da avere più peso sul tavolo negoziale. Ecco quindi che l’ipotesi di uno smembramento starebbe cominciando a solleticare i vari attori in campo, una sorta di soluzione di riserva visto che la soluzione principale, ovvero la distruzione dello Stato siriano, sarebbe stata stoppata bruscamente da Mosca.

Anche il New York Times ha dedicato un editoriale a questa possibilità, suggerendo che la Siria potrebbe essere divisa in tre o quattro parti come soluzione momentanea e parziale al conflitto che insanguina la regione dal 2011. Certo, il Nyt ha anche accusato l’amministrazione Obama di essere stata troppo “remissiva” nei confronti di Mosca, eppure il fatto stesso che ora si parli come obiettivo di una divisione del Paese rappresenta una ulteriore vittoria della diplomazia russa, ricordando che fino a due mesi fa gli americani non avrebbero mai preso in considerazione nemmeno per scherzo uno scenario differente dalla caduta e dall’arresto di Assad. Il problema è però che sarà molto difficile decidere tale smembramento e semmai potrà venire accettato solo come situazione “de facto”. Di conseguenza le forze in causa nei prossimi giorni tenteranno in tutti i modi di ottenere significativi avanzamenti territoriali e in particolare la partita maggiore si giocherà ad Aleppo, la seconda città del Paese, contesa tra forze lealiste e ribelli ormai da oltre due anni e mezzo.

Inoltre se tale smembramento dovesse mai avvenire, Erdogan potrebbe mai accettare un territorio autonomo dei curdi al proprio confine? La sensazione è che la Turchia cercherebbe in tutti i modi di scongiurare questa ipotesi, a costo di rinfocolare il conflitto etnico. Ma in tutto questo il New York Times con i suoi opinionisti non tiene conto del ruolo crescente della Russia che, dopo aver investito armi e mezzi per salvare il governo di Assad, difficilmente accetterà uno smembramento che andrà contro i suoi interessi e quelli dell’Iran, altra potenza regionale interessata al futuro assetto della regione. Come dichiarato da Piotr Dutkiewicz, professore di Scienze politiche alla Carleton University di Ottawa “Contribuire alla divisione della Siria sarebbe percepito come in netta contraddizione con il principio della difesa della sovranità, principio essenziale per Mosca anche per la sua politica interna“. Da qui l’altra possibile soluzione, ovvero un indebolimento dell’opposizione ad Assad che potrebbe portare alla ricerca di un compromesso e a una eventuale confederazione all’interno dello Stato siriano.

@Dc

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