Siria. Sono decine di migliaia i combattenti stranieri.Ormai è “tutti contro tutti”Tribuno del Popolo
domenica , 24 settembre 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Siria. Sono decine di migliaia i combattenti stranieri.Ormai è “tutti contro tutti”

Siria nel caos. Negli ultimi giorni la situazione nel paese arabo sta  letteralmente degenerando con un conflitto civile che sta diventando sempre più fuori controllo. Secondo le ultime stime sarebbero  oltre diecimila i mercenari tunisini presenti in Siria, mentre migliaia di miliziani di Hezbollah sarebbero pronti a intervenire per difendere Damasco.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/james_gordon_losangeles/8369512028/”>james_gordon_losangeles</a&gt; via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a&gt; <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.0/”>cc</a&gt;

Dopo due anni e mezzo di guerra, oltre 70,000 morti, infrastrutture e interi paesi rasi al suolo, la guerra civile siriana sembra essere ancora troppo lontana dalla fine. Anzi, se possibile la situazione sembra persino peggiorare dal momento che stanno aumentando i combattenti stranieri presenti in territorio siriano. Nelle scorse ore diversi giornali hanno parlato della presenza di centinaia di combattenti europei tra le fila dei ribelli, spesso islamici radicali che si sono uniti alle milizie dell’opposizione per combattere contro le truppe di Bashar al-Assad. Il rappresentante di Damasco aveva presentato nelle scorse settimane al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite una lista che aveva certificato la presenza di soldati stranieri nell’Esercito Libero siriano. Si tratterebbe per la maggioranza di sunniti provenienti dai Paesi arabi vicini, ma anche europei e americani. La stragrande maggioranza sarebbero però tunisini, basti pensare che secondo le Nazioni Unite i combattenti tunisini in Siria sarebbero il 40% dei jihadisti. In base alle fonti tunisine sarebbero circa 6000 i soldati tunisini arruolati nelle fila dell’opposizione, 12,000 secondo la stampa algerina. “Sappiamo che da 10 anni vi sono tunisini nella maggior parte dei gruppi terroristici. Sono in carcere in Belgio e altri sono stati uccisi in Afghanistan”, aveva affermato qualche mese fa Hamma Hammami, portavoce del Partito Comunista degli Operai di Tunisia, aggiungendo: “il governo è consapevole del fatto che molti connazionali sono partiti per unirsi ai ribelli siriani, queste persone vanno prima in Libia e poi arrivano in Siria attraverso la Turchia”. Le Nazioni Unite e gli Stati Uniti però preferiscono non commentare in quanto sollevare la questione della presenza di combattenti jihadisti stranieri finirebbe per indebolire la visione “buoni” contro “cattivi” data in pasto all’opinione pubblica mondiale dal mainstream.

Venerdì, la rivista francofona Jeune Afrique ha pubblicato un’inchiesta definendo la questione come estremamente complessa dato che non si tratta di un “traffico” di uomini nazionale, bensì internazionale. Quasi tutti i giovani tunisini verrebbero reclutati direttamente dai jihadisti per poi essere finanziati e armati dai servizi speciali di Stati Uniti, Francia, Qatar e Regno Unito e inviati in Siria pronti a combattere. L’Occidente quindi sarebbe direttamente responsabile di fornire armi e attrezzature a islamisti radicali.  Rapporti ufficiali indicano che su 5000 moschee nel Paese nordafricano, circa 400 sono sotto il controllo degli islamisti radicali, i quali spingono i loro seguaci alla jihad all’estero. I reclutatori iscriverebbero quindi i soldati alle organizzazioni “umanitarie” finanziate dal Qatar che, con il pretesto di inviare aiuti al popolo siriano, permettono agli uomini di arrivare nelle zone “liberate” dai ribelli per poi arruolarsi. Dietro a questo giro di mercenari ci sarebbe un giro di soldi enorme, ricompense regolari da 1000 euro e 20.000 alle famiglie in caso di morte. Persino il direttore del Servizio Federale russo per il controllo di stupefacenti Viktor Ivanov, ha denunciato questo giovedì il sostegno straniero nei confronti dei “ribelli”: “I gruppi criminali transnazionali sono in grado di finanziare con i soldi dell’eroina il flusso di un gran numero di criminali e mercenari provenienti da diversi Paesi di tutto il mondo: tra 15mila e 20mila mercenari (finanziati con questi mezzi, ndr) sono dispiegati in Siria per destabilizzare il Paese”. Aggiungendo: “sono gruppi criminali transnazionali, non i talebani afghani, che rappresentano la più grande minaccia per i Paesi vicini”. Secondo alcune voce sarebbe implicato direttamente il governo di Tunisi, anche se non ci sono prove che lo dimostrino. Proprio il partito islamico Ennhada ha sempre imposto una politica estera anti-siriana e ha partecipato alla destabilizzazione dei paesi vicini non facendo assolutamente nulla contro il fondamentalismo islamico nel Paese.

Ma ora potrebbero arrivare altri stranieri in Siria, questa volta nelle schiere dei soldati pro-Damasco. Stiamo parlando del movimento libanese sciita di Hezbollah, che avrebbe dispiegato migliaia dei suoi miliziani a Damasco e al confine siriano con il Libano.  Lo ha dichiarato il portavoce dell’Esercito libero siriano Abdul-Hamid Zakaria all’emittente al Arabiya, spiegando che oltre duemila membri di Hezbollah stanno combattendo a fianco delle forze del regime siriano a Damasco e circa altri 3.500 sono dispiegati lungo il confine con il Libano.

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top